Storia delle forme cinematografiche
Analizzare un film vuol dire collocarlo all’interno di un contesto, dentro i confini di una storia. I film si inseriscono, infatti, in correnti di pensiero, tendenze o in scuole estetiche.
IL CINEMA DELLE ORIGINI (1900-1908 circa)
La non-continuità narrativa
I film sembrano caratterizzarsi dalla non-continuità. Tre gli elementi:
- Non-omogeneità: i film sono costruiti in quadri, separati da grandi ellissi narrative; la recitazione degli attori è principalmente rivolta allo spettatore; i falsi raccordi abbondano;
- Non-chiusura: le copie venivano solamente vendute e gli esercenti potevano cambiare posizioni alle sequenze o tagliare spezzoni di film;
- Non-linearità: frequenti accavallamenti temporali tra una scena e l’altra.
La continuità narrativa
Si dà a Griffith il merito d’elaborazione di una forma di racconto cinematografico, che sarà da modello al classicismo hollywoodiano ed europeo a partire dal 1915.
I principi su cui si elabora la continuità narrativa sono: l’omogeneizzazione del significante visivo e del significato narrativo e, in seguito, del significante audiovisivo; la linearizzazione, ovvero il raccordo di un’inquadratura all’inquadratura successiva (raccordo sul movimento, di sguardo e del suono).
Il racconto hollywoodiano classico è strutturato da certe figure di montaggio: il montaggio alternato, che mostra, alternandoli per l’appunto, due eventi che si svolgono simultaneamente; la tecnica dell’inserto, che offre un’inquadratura dettagliata allo spettatore di un elemento importante.
La narrazione filmica classica
Il cinema vede all’inizio le sue forme narrative conquistate dal romanzo.
Le tecniche cinematografiche del racconto classico si incentrano sulla scena (durata della proiezione) e la sequenza (insieme di inquadrature che presentano una forte continuità narrativa). Il racconto è incentrato sul personaggio principale o su una coppia; lo svolgimento offre allo spettatore le risposte alle domande che il film spinge a porsi; il film si sviluppa in forma “trasparente” e senza intoppi e la storia sembra raccontarsi da sé . Il cinema classico ha, però, prodotto film più complessi con l’utilizzo del flashback, come “Quarto potere” di Orson Welles.
Tendenze ribelli al classicismo
Dal 1914 in poi, il cinema americano invade il mondo intero, trovando resistenze specialmente in Europa.
IL CINEMA SOVIETICO DEGLI ANNI ‘20
Lo stato si interessa al cinema come mezzo di formazione e propaganda. Alcuni cineasti si volgono verso l’attualità, la documentazione e il reportage per rendere conto della realtà sovietica.
Vertov assemblea immagini girate un po’ dappertutto per esprimere una visione comunista della Russia (“L’uomo con la macchina da presa”). Ejzenstejn sottolinea, invece, i significati storici degli eventi; le storie risultano chiare e prive di personaggio principale, con il montaggio che svolge soprattutto due funzioni principali:
- la Progettazione, tendente ad amplificare i conflitti e gli eventi attraverso un montaggio accelerato, il rallentatore, primo e primissimo piano ed illuminazioni contrastate;
- l’Argomentazione, tendente ad esprimere idee e valori secondo metodi di montaggio parallelo o con delle antitesi, come borghesi e operai, con la comparazione visiva e l’utilizzo di intertitoli.
Rispetto al film classico, il film sovietico degli anni ’20 non offre dei riferimenti spazio temporali stabili.
LA PRIMA AVANGUARDIA FRANCESE: L’IMPRESSIONISMO
L’obiettivo dei cineasti è quello di liberare il cinema dall’obbligo di raccontare storie, trasformandolo in un’arte capace di sostenersi da sola delle proprie ricchezze.
Tramite montaggi accelerati , rallentatore, sovraimpressioni ed immagini sfocate, si tenta di esprimere, attraverso il cinema, ciò che non è visibile ad occhio nudo.
LA SECONDA AVANGUARDIA FRANCESE: DADAISMO E SURREALISMO
I francesi restano figurativi e anche se s’interessano al movimento è per trattare soggetti concreti (oggetti d’uso, corpo umano). Più avanti con i surrealisti i film getteranno la base per un tipo di narrazione che sia discontinua, onirica, immagini mentali e visioni provocatorie.
L’ESPRESSIONISMO TEDESCO
Rientra in un movimento estetico che comprende le arti plastiche, la letteratura, le arti drammatiche e l’architettura; è un cinema di visioni e allucinazioni. Ford utilizza i primi piani e le illuminazioni patetiche mentre Hitchcock sviluppa le risorse del montaggio con l’iperframmentazione, la dilatazione temporale, i primi piani ed i dettagli.
L’espressionismo ha seguito il cinema tedesco, ma anche il cinema americano, tramite l’immigrazione, e il cinema europeo degli anni ’40 e ’50.
IL CINEMA DELLA MODERNITA’
Ha origini nell’Europa del dopoguerra con il neorealismo italiano, che si riallaccia al documentario (riprese in esterni, ambienti reali, immagini poco contrastate, attori non professionisti, soggetti sociali, intrecci deboli e privi di azioni spettacolari).
Alla fine degli anni ’50, con una mentalità europea sempre più complessa, compare la nozione di AUTORE, con opere sempre più personali (Bergman, Fellini, Truffaut), che hanno tratto la loro ispirazione nelle precedenti opere di Renoir e Rossellini.
Il film moderno è caratterizzato da:
- racconti meno drammatici;
- personaggi spesso in crisi e poco inclini all’azione;
- sogni, allucinazioni, fantasmi, ricordi mostrati;
- mescolanza di stile documentario o di reportage e di stile da finzione più classico;
- presenza forte dell’autore con il suo sguardo sui personaggi e la storia che racconta (commento narrativo, movimenti di macchina, primi piani insistenti e lunghi, piani fissi);
- propensione alla riflessività, cioè il parlare di se stesso.
La modernità degli anni ’60 e ’70 influenzerà la produzione corrente e i cineasti americani come Kubrick, Scorsese e Coppola.
























