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31gen/100

I movimenti di macchina

I movimenti di macchina (m.d.m.) possono essere suddivisi in panoramiche e carrellate, alle quali bisogna aggiungere altri vari movimenti ottenuti con attrezzature particolari quali: dolly, gru, louma, steady-cam e sky cam.
Le panoramiche sono le immagini ottenute facendo ruotare la camera su uno dei due assi (orizzontali e verticali) e mantenendola ferma sulla sua posizione; inoltre si hanno panoramiche circolari ed oblique.
Nelle carrellate, invece, la cinepresa viene spostata fisicamente; i carrelli possono essere laterali (se l’inquadratura è lunga si parla di travelling, carrello mosso su rotaie), in avanti/indietro (nella cinematografia moderna ed in televisione questi carrelli sono sostituiti dai movimenti di zoom), e verso l’alto/basso.
Per quanto riguarda i movimenti dolly, gru, louma e macchina a mano, la caratteristica peculiare è quella di permettere alla cinepresa di penetrare fisicamente e di indagare lo spazio che viene mostrato; vi è un’identificazione primaria dovuta ad una sensazione psicologica di presenza diretta all’interno dello spazio mostrato. L’utilizzo della steady-cam permettere di ottenere immagini in continuo movimento, ma stabili e spettacolari (es. del labirinto nel film Shining). La sky-cam permette invece, grazie a movimenti veloci su un complesso sistema di funi d’acciaio, di passare dalle plongée aeree a riprese dal basso a livello del suolo.


COMPOSIZIONE DEL QUADRO E VELOCITA’ D’ESECUZIONE

L’operatore, muovendo la macchina da presa (m.d.p.), compie una scomposizione della realtà pro filmica di cui deve riuscire a cogliere e mettere in evidenza i dati più essenziali per il discorso.
Nella  panoramica gli occhi restano fissi sul personaggio o tendono a precederne il movimento; nei carrelli indietro o zoom ad aprire gli occhi mantengono il punto di fissazione sul protagonista; nelle carrellate in avanti o zoom a stringere gli occhi tendono a spostarsi sugli elementi ai bordi del quadro per fissarne i dati che scompaiano.
I m.d.m. con funzione descrittivo-informativa non devono avere una velocità eccessiva, al contrario di quelli con funzione spettacolare che devono essere veloci e bruschi per colpire lo spettatore emozionalmente.
Il principale parametro di riferimento rimane il discorso cui la singola inquadratura è finalizzata.


FUNZIONE DISCORSIVO-ESPRESSIVA DEI M.D.M.

La funzione primaria dei m.d.m. è quella descrittiva. Questa funzione, frequente nel documentario o nei generi che si rifanno al realismo d’ambiente, è riscontrabile nelle establishing-shot, cioè nelle inquadrature d’inizio film o inizio sequenza in cui è opportuno fornire allo spettatore le coordinate del luogo d’azione.
I m.d.m. hanno anche funzione narrativa quando il movimento è finalizzato a specificare le relazioni fra due elementi della narrazione o a rendere il movimento di un personaggio dentro uno spazio.
Troviamo altre funzioni, chiamate drammatico-espressive, che si dividono in due casi: il luogo dell’azione assume una rilevanza simbolica per la presentazione psicologica del personaggio; il m.d.m. assume una valenza metaforica del significato ultimo che la sequenza o il film vogliono assumere.
I m.d.m. indietro ricorrono spesso in conclusione di una sequenza drammatica, o anche alla fine del film; questi movimenti vengono inoltre usati in funzione di de-drammatizzazione, non mostrando l’evento drammatico nel suo svolgersi, ma lasciandolo inferire allo spettatore.
I m.d.m. possono avere anche una funzione connotativa ed emotiva quando vengono usati in soggettiva (carrelli/zoom in avanti per esprimere lo stato d’ansia ed indietro per esprimere nostalgia e/o rimpianto).
Infine, i m.d.m. possono essere utilizzati per creare sorpresa, svelando all’improvviso ciò che prima l’autore teneva celato.

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