Il blog di Oz
27gen/10Off

La produzione cinematografica (fattori dinamici)

Lo spazio virtuale cinematografico può essere suddiviso in fattori dinamici, riguardanti lo spazio interattivo del quadro.
La qualità dei rapporti spaziali che possono intercorrere fra due immagini in successione può essere di tre tipi:

  • Discontinuità: lo spazio di un’inquadratura risulta del tutto diverso e lontano da quello mostrato nell’inquadratura che precede o segue. Nel cinema muto ed in quello classico due inquadrature appartenenti a scene/sequenze diverse venivano raccordate per mezzo di alcuni effetti: mascherini, iris, dissolvenze. Il cinema moderno predilige invece il semplice stacco;
  • Continuità: lo spazio mostrato da un fotogramma è in tutto o in parte uguale a quello del fotogramma successivo. Ciò può accadere sia nel caso di un movimento di macchina o di zoom;
  • Prossimità: gli spazi mostrati da due fotogrammi in successione risultano contigui e/o vicini nello spazio della diegesi.


RACCORDI SPAZIALI

Spesso può capitare che per facilitare la comprensione dello spazio da parte dello spettatore si sia costretti a fornire una composizione dell’immagine che sembra contraddire le norme indicate in precedenza.
Questi accorgimenti sono regolati da quattro tipi di raccordi, che agiscono contemporaneamente ed in maniera complementare.

  • Raccordi di sguardo: gli scompensi compositivi fra due inquadrature in successione non costituiscono un errore, poiché sono pienamente giustificati dalla posizione degli attori, dalla direzione verso cui guardano e dalla dinamica dell’azione; quindi, si compensano reciprocamente.
  • Raccordi di movimento: due differenti casi a secondo che il movimento termini entro il quadro stesso o continui in quello successivo.
    In un primo caso, al cambio dell’inquadratura l’occhio si riposiziona sempre al centro del quadro (rettangolo d’attenzione), ma sollecitato da un movimento interno e/o esterno della cinepresa, l’attenzione si sposta verso i bordi, anticipando il movimento della camera e posizionandosi dove questa avrà termine.
    Qualora il movimento continui in un’altra inquadratura, l’occhio si posiziona velocemente in quella parte dello schermo in cui l’azione potrà continuare.
  • Raccordi di grandezza scalare e angolazione: si consiglia variare l’angolazione e/o grandezza scalare con assi di ingrandimento/riduzione ad ogni cambio di inquadratura. Ciò non infastidisce l’occhio e corrispondendo ad esigenze ritmico-spettacolari fa rimanere desta l’attenzione dello spettatore. Gli avvicinamenti devono avvenire su un asse parallelo e non sullo stesso.
    La norma per i cambi di grandezza scalare presume che tra il passaggio di una grandezza scalare all’altra lo scarto non deve essere né troppo grande né troppo piccolo: Il passaggio brusco tra un piano ristretto ad uno molto più ampio può essere funzionale allo spettacolo, alla creazione di un’atmosfera di tensione ed al passaggio da un ritmo all’altro.
    Per quanto riguarda le variazioni di angolazione,l’occhio umano assorbe senza fastidio variazioni angolari superiori a 30°, perché il poco variare dell’angolazione dà fastidio per mancanza di ampiezza e nitidezza del cambiamento.
    La norma più importante e meno violata è quella del salto di campo perché importante che tutte le inquadrature successive alla prima rientrino nel semicerchio ideale di 180° determinato da quest’ultima, altrimenti lo spettatore rischia di non percepire più la posizione di un personaggio rispetto agli altri. Il salto di campo è ammesso solo nell’eccezione di un vero e proprio controcampo a 180° poiché questo permette un’ambientazione immediata dello spettatore.

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