Il blog di Oz
25feb/10Off

L’intenzione costruttiva

Coerentemente con un ottica costruttivista, che sottolinea il rapporto tra osservatore e osservato e stabilisce che il fenomeno del conoscere ha origini dalle distinzioni che l'osservatore crea, nel suo contatto con il mondo, sono, inizialmente, proprio le strutture di collegamento e le aspettative verso gli eventi e gli altri a costruire le dinamiche del sistema che viene osservato: tutto questo conduce all'adozione di una cornice relazionale, in cui il rapporto con gli altri può essere visto come un insieme complesso di emozioni, azioni e significati. L'approccio costruttivista parte dalla nozione che la realtà non è altro che una costruzione cognitiva, ovvero la realtà non esiste al di fuori delle nostre costruzioni mentali e al di fuori delle descrizioni che noi diamo della nostra esperienza. Si può affermare, dunque, che il sistema nervoso è strutturato in modo che non si possa conoscere quanto si trova, in realtà, fuori di noi; ne consegue che tutta la conoscenza diviene una costruzione mentale, come insieme di processi che interagiscono ricorsivamente.
La nostra intenzione costruttiva si centra maggiormente sull'idea dell'autoriflessività, secondo cui la realtà non va intesa come "oggettiva", separata dal soggetto osservante, dal momento che è proprio quest'ultimo che la crea, partecipandone alla costruzione. Sosteniamo, così, che non possiamo operare una distinzione tra colui che osserva e l'oggetto osservato: entrambi si definiscono come tali attraverso la loro interazione; la conoscenza non è una rappresentazione del mondo esterno, bensì una costruzione fatta dal soggetto, a partire dal proprio interno; l'osservatore stesso parte dalle distinzioni che osserva, in seguito alla propria attività nel mondo che lo circonda.
L’ambito  della spiegazione costruttivista risulta, allora, quello del luogo in cui vi è un’interazione effettiva fra l’organismo e l’ambiente. Le organizzazioni e riorganizzazioni interne possono avere diversi gradi di strutturazione, in funzione della natura delle realtà incontrate e delle esperienze fatte. Infatti, l’esperienza del soggetto è modellata e definita dalle sue strutture (assimilazione). Queste strutture sono rinnovate, se hanno successo nel conservare l’equilibrio interno del soggetto o vengono modificate (accomodamento), se non hanno successo; l’adattamento dell'individuo, così, non deve essere inteso come un progresso verso una migliore corrispondenza con l’ambiente, ma, piuttosto, in termini di ritrovamento di vie più agibili.
Nella visione tradizionale, l’adattamento viene considerato come risposta dell’organismo alle esigenze dell’ambiente. Può essere letto, anche, secondo lo schema input/output, in cui l’input ambientale viene considerato primario e fonte delle trasformazioni che costituiscono gli output prodotti dal sistema stesso. A questo punto della nostra analisi,  ciò che riteniamo primario nella funzione d’adattamento è il mantenimento dell’autonomia del sistema, espressa nella forma della sua chiusura organizzazionale. È essa che seleziona fra gli stimoli dell’ambiente quelli significativi e quelli non significativi e, soprattutto, è essa che determina quale significato attribuire a questi stimoli, in vista dei mutamenti del sistema stesso.

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