L’ottica dei sistemi

Attraverso quale punto di vista analizzeremo la nostra proposta sistemica? Partiamo da una considerazione: con il termine "sistemico" intendiamo considerare quei processi che ineriscono a più livelli d'osservazione, tramite livelli autocorrettivi di ricorsività. Oltre tutto, il cambiamento più grande per un individuo è quello epistemologico, in quanto trasforma il suo modo di stare al mondo: si tratta di un modo di fare, di un modo di osservare e di riflettere, che si esplica, di fatto, con l'azione pratica. Assumere un'ottica sistemica vuol dire, quindi, essere in grado di indossare le vesti di un epistemologo, pronto a tenere, in costante considerazione, le proprie operazioni mentali e i diversi rapporti tra più livelli, che siano individuali, familiari, sociali e di gruppo.
Il concetto di sistema diventa la metafora che meglio rappresenta la posizione attuale, in quanto evidenzia due processi fondamentali dell'osservatore: sia considerare la struttura che connette, sia scegliere che cosa evidenziare e distinguere .
Riconoscere la specificità dei sistemi umani vuol dire dar conto della loro capacità di autogovernarsi, di essere, cioè, portatori e creatori di una realtà dotata di significato, soggetta a bisogni, paure, emozioni e affetti; recuperare il senso di complessità che caratterizza il rapporto tra l'individuo, gli altri e l'ambiente comporta l'abilità di cogliere i nessi necessari, piuttosto che dar vita a coppie di opposti: vuol dire sviluppare una capacità riflessiva, che sia in grado di tollerare la peculiarità dei propri pensieri e la loro diversità da quelli dell'altro, assumendo una posizione in grado di "essere in relazione con", che implica, peraltro, anche la possibilità di non esserlo, tollerando, in questo caso, la mancanza di una conferma continua. L'ottica sistemica, che vogliamo proporre, diventa sempre più attenta al processo di co-costruzione di strutture relazionali, all'evoluzione dei significati e alle rispettive cornici, in un costante gioco di specchi, di punti di vista e di proprietà riflessive, sempre nuovi e in continuo movimento. Definirsi sistemici, dunque, significa interrogarsi sulle operazioni di connessione che collegano noi e tutto ciò che vediamo con la situazione e con il contesto socioculturale più vasto: le griglie di lettura, i pre-giudizi e le azioni che costituiscono e poi mantengono una determinata realtà. Conoscere, così, non è più considerato come un'operazione di scoperta, ma come un'operazione di invenzione e di costruzione .
La realtà è multidimensionale e le ipotesi della costruzione del sapere non possono essere uniche. È necessario, se non indispensabile, fare distinzioni che, però, debbono essere relazionali e, al tempo stesso, debbono includere l'osservatore in ciò che osserva, in una riflessione esplicita sulle proprie griglie di lettura, sulle proprie aspettative e sulle proprie azioni. Nel corso del suo sviluppo, l'individuo procede da stati di dipendenza a stati di completa autonomia e, per la maggior parte dei casi, riesce a conservare questa capacità di muoversi, in momenti diversi, dall'una verso l'altra e viceversa. In questo risiede la possibilità del dialogo, che caratterizza l'interazione umana, nel riconoscimento della differenza, della singolarità, della separatezza e, insieme, della dipendenza reciproca, che fonda ogni relazione umana. Così, avremo una danza di punti di vista diversi, la rinuncia ad una posizione rigida e in favore di una maggiore apertura e condivisione: il processo di co-costruzione abbraccia, dunque, il sistema individuo-ambiente e lo dirige verso i sentieri della comprensione e dell'evoluzione; la comunicazione sarà, allora, la capacità di creare una realtà condivisa di secondo ordine .























