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26mar/10Off

Cosa dicono di te on-line? Il Brand monitoring

Articolo apparso sul n°37 di spotandweb.it di Mercoledì 2 Marzo.

Secondo l’analisi pubblicata da PostRank, un sito dedicato alla misurazione del “valore” dei digital content, l’80% della partecipazione attiva nei confronti di un contenuto si sviluppa in spazi diversi rispetto a quelli in cui era stato pubblicato in origine.

Ma cosa significa questo dato? Cosa si intende per “valore” e per partecipazione attiva?

Per comprendere il grafico, e rendersi conto della sua importanza, è necessario avere ben chiaro il concetto di brand monitoring, o reputazione di marca.

L’analisi della reputazione online non è altro che l’ascolto delle voci che popolano la rete e che parlano di un brand. Fare brand monitoring significa scandagliare blog, forum, social network e community e cercare tutte le conversazioni che citano il prodotto che ci interessa: domande su Yahoo Answers, post o commenti sui blog, discussioni sui forum, gruppi o fan page su Facebook, video o parodie su You Tube e cinguettii su Twitter… Una volta reperite tutte le occorrenze, è necessario analizzare i dati: chi ha parlato del brand? Come ne ha parlato? A chi? In che spazi? Sono state poste domande?

Se la maggior parte delle interazioni riguardanti un contenuto si spostano dallo spazio in cui questo era stato pubblicato in origine risulta evidente che sarà sempre più difficile controllarle e indirizzarle verso gli obiettivi aziendali. Gli esperti del settore sono ben consapevoli di tale fenomeno e stanno già lavorando per capire come ascoltare le conversazioni nel modo più efficace.

É di questi giorni, per esempio, il post di MiniMarketing in cui si confronta la situazione del 2000 con quella attuale e si prende atto della differenza di diffusione di informazioni sull’identità di marca.

Nel 2000 ogni contenuto aziendale era controllato dall’azienda attraverso uffici stampa e PR, ma con il passare del tempo si sono moltiplicate le occasioni per i consumatori di contribuire in prima persona a diffondere informazioni e contenuti su un brand. Questi interventi UGC, indipendenti dalla volontà dei CEO e dei reparti di marketing, costituiscono ormai un parte sostanziale della brand identity di un’azienda.

Monitorare queste conversazioni, ascoltare la rete, elaborare i dati raccolti, capirli e intervenire in maniera adeguata è ormai indispensabile per le aziende che vogliano mantenere il controllo sulla loro identità di marca.

Valentina Maggi ©

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