Facebook, la cartina al tornasole della felicita’
Articolo apparso sul n°28 di spotandweb.it di Mercoledì 17 Febbraio.
Il trattamento dei dati sensibili su Facebook è da sempre uno dei protagonisti principali delle discussioni riguardanti i social network. Le impostazioni della privacy, infatti, sono state oggetto di numerosi scontri tra le associazioni dei consumatori e gli sviluppatori della piattaforma. Le prime sostengono che la riservatezza dei dati degli utenti deve essere tutelata in modo molto più rigido rispetto a quello che succede oggi, mentre Mark Zuckerberg, il fondatore di Facebook ha una visione più “elastica” del problema. Intervistato il mese scorso da Micheal Arrington di TechCrunch, il venticinquenne amministratore delegato ha spiegato che se dovesse progettare un nuovo Facebook non si farebbe scrupoli ad eliminare tutti i filtri e le opzioni di condivisione.
Il motivo di questo accanimento è chiaro a tutti: Facebook costituisce un’inesauribile miniera di dati sulle abitudini di acquisto e di comportamento degli utenti. Questo patrimonio ha un enorme valore per le aziende, che fanno tesoro dei dati per poi sfruttarli nella definizione delle strategie di marketing. Ma anche i sociologi possono avvalersi di questi strumenti per analizzare le dinamiche della società contemporanea.
Facebook infatti, con la sua diffusione omogenea sia sul territorio sia nei vari strati della popolazione, è una valida cartina al tornasole delle dinamiche sociali. Proprio per questo già da Settembre 2007 il team di analisti del social network aveva iniziato a studiare un sistema di analisi degli status update. In particolare si sono soffermati sull’individuazione di un sistema di misurazione dell’umore chiamato USA Gross National Happiness Index. Hanno scelto di utilizzare un software linguistico già collaudato, il Linguistic Inquiry and Word Count , adattandolo alle proprie esigenze. Questo programma analizza i riferimenti alle proprie emozioni, ma anche insulti o indicazioni sull’alimentazione, sulla religione… Alcuni esempi positivi sono “happy”, “yay” e “awesome”, alcuni negativi sono “sad,” “doubt” e “tragic”. Il metodo non è infallibile e i dibattiti riguardanti l’attendibilità di queste ricerche sono già infuocati, ma presi con il beneficio del dubbio anche i risultati forniti dall’applicazione GNHI possono suggerire spunti di riflessione.
In occasione di San Valentino, per esempio, sono stati pubblicati studi a dir poco curiosi. Lisa Zhang, studentessa dell’Università di Waterloo, stagista presso il team Facebook, ha redatto una nota sul sito ufficiale del social network in cui espone le sue scoperte. La Festa dell’Amore, che dovrebbe essere il tripudio della felicità e della passione, in realtà spicca tra le altre feste per il ridotto numero di status positivi: tra tutte le feste celebrate negli USA, San Valentino supera soltanto la Festa del Papà in quanto a “grado di felicità” dei post pubblicati.
Un altro aspetto molto interessante dell’analisi appena pubblicata riguarda il rapporto tra grado di felicità e situazione sentimentale degli utenti. È stato riscontrato infatti che gli utenti sposati sono incredibilmente più felici di quelli impegnati, che a loro volta stanno molto meglio rispetto ai single. Inoltre, le donne sono più propense a dichiarare di far parte di una coppia aperta rispetto agli uomini. Gli uomini, poi, sono molto più contenti rispetto alle donne quando sono sposati o coinvolti sentimentalmente, mentre sono molto più insoddisfatti quando sono fidanzati. Per quanto riguarda la comunità di single, il 30% è di sesso femminile, mentre il 40% maschile.
Ma chi sono i più tristi in assoluto? Gli utenti che scelgono di non esporre il loro status sentimentale sono senza dubbio i più depressi: queste persone sono risultate più negative del 50% rispetto a chiunque altro.
Che la condivisione con gli amici di idee, sentimenti ed esperienze porti a esorcizzare i problemi è risaputo, ma che questo meccanismo funzionasse anche nel virtuale e che fosse misurabile in modo così immediato è una novità. Ma ci sarà davvero un rapporto tra il grado di felicità espresso negli status e le informazioni pubblicate sul profilo? Agli psicologi l’ardua sentenza!
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