Il blog di Oz
4mar/10Off

I fattori espressivi del montaggio

I fattori espressivi del montaggio sono elementi non produttori di significato che enfatizzano l’emotività dell’azione scenica.


SCANSIONE

Il passaggio da un’inquadratura ad un’altra fa variare non solo le immagini, ma anche le grandezze scalari di campo/piano, le determinazioni cromatiche ed i valori sonori. Esistono due tipi fondamentali di scansione: per analogia e continuità (dolce) come avveniva nel cinema classico, e per contrasto e discontinuità (violenta), tipica dell’horror e del thriller ed usata da Ejzenstein.


RITMO
(o scansione temporale)

Il movimento è l’essenza del cinema in quanto è responsabile dell’effetto di realtà. Diversi tipi di movimento: un doppio movimento interno all’inquadratura dovuto allo spostamento fisico delle persone e/o cose e quello dei movimenti di macchina (m.d.m.); un movimento esterno prodotto dal montaggio con cambio della grandezza scalare e/o angolazione.


RITMO PURO

Griffith è stato il primo ad intuire l’importanza del ritmo ai fini di un’organizzazione emotiva delle immagini. Negli anni ’20 due scuole si animarono sull’argomento: la scuola sovietica con Kulesev e Ejzenstejn, alla ricerca di concetti astratti, e la scuola francese, alla ricerca di un ritmo puro. Griffith diede ad alcune sequenze del film una nuova ritmica accelerata, montando inquadrature progressivamente più corte. Mitry sostiene come un ritmo puro, portatore di significazione autonoma, non può esistere al cinema, ma può solo costituire un’ulteriore qualificazione emotiva, che serve ad enfatizzare i significati preesistenti.


MONTAGGIO RITMICO

Con la curva d’attenzione Spottiswoode afferma che il valore emotivo di un film risulta dal contenuto dell’inquadratura e dalla frequenza di taglio del montaggio. La durata ideale di un’inquadratura corrisponde al suo tempo di lettura. Spottiswoode nota che se il taglio di un’inquadratura interviene prima che sia raggiunto il suo picco di massimo interesse provoca insoddisfazione nello spettatore; al contrario, se interviene dopo, provoca impazienza. Per Spottiswoode il taglio deve avvenire nel punto di massimo interesse; tagliare prima che il valore emotivo torni a zero provoca un residuo, che si va a sommare all’inquadratura successiva, producendo man mano un maggiore effetto di accumulazione dovuto ad un maggiore aumento della frequenza di taglio (15”). Alcune situazioni narrative richiedono un certo tipo di emotività espressa da un montaggio veloce e serrato (es. sequenze d’azione), altre richiedono un montaggio più ampio e disteso (es. momenti drammatici e sentimentali).
Quindi, in definitiva, occorre alternare ritmi serrati a ritmi più distesi poiché la vicinanza di ritmi diversi serve a enfatizzare l’effetto di ognuno di essi. Il ritmo deve essere inteso come una variazione.


IL RITMO NEL CINEMA CONTEMPORANEO

Il ritmo è inteso come una variazione, e non come un’accelerazione, e ciò che conta è il tempo psicologico dello spettatore. Nei film di largo respiro narrativo e/o d’interesse psicologico il taglio viene posticipato rispetto al picco d’interesse perché è più funzionale all’espressività del discorso filmico. Questi “tempi morti” permettono allo spettatore di fare proprio lo stato psicologico di un personaggio; al contrario, quando il taglio è anticipato si viene a creare nello spettatore un’accumulazione e una voglia di completamento che tengono desta la sua attenzione e lo coinvolgono empaticamente nell’azione.

Commenti (0) Trackback (0)

Spiacenti, il modulo dei commenti è chiuso per ora.

I trackback sono disattivati.