Il blog di Oz
25nov/10Off

Il recupero del senso comune

Nella nostra esplorazione dell’esperienza umana, il nostro attaccarci ad un fondamento interiore rappresenta l’essenza stessa dell’io-sé e questo può essere, talvolta, fonte di continue frustrazioni. Tuttavia, si può cominciare ad apprezzare come anche questo attaccamento ad un fondamento interiore sia, in realtà, un momento nel quadro di uno schema più ampio, il quale comprende, ad esempio, un nostro attaccamento ad un fondamento esterno come un mondo prestabilito e indipendente. Comunque, sia che si cerchi di trovare un fondamento ultimo all’interno della mente, sia che lo si cerchi all’esterno di essa, la motivazione fondamentale e lo schema di pensiero sono gli stessi, cioè la tendenza all’attaccamento.
Una possibile mancanza di fondamento, quindi, deve essere cercata nell’esperienza quotidiana, che conduce le scienze della cognizione a considerare ogni forma d’esperienza stessa come una “psicologia del senso comune”, che ci consente di sapere come comportarci in un mondo che non è stabile e prefissato, ma continuamente forgiato dalle azioni nelle quali ci impegniamo. Perciò, la tendenza dovrà essere quella di continuare a trattare la cognizione come risoluzione di problemi in alcuni ambiti prestabiliti; questi problemi, però, non sono del tutto prestabiliti, ma prodotti da uno sfondo d’azione, dove ciò che è pertinente è determinato, contestualmente, dal nostro senso comune.
La comunicazione reciproca fra scienza cognitiva ed esperienza può essere immaginata come un cerchio che incomincia con l’esperienza di un essere umano, lo scienziato cognitivo, che è in grado di concepire il funzionamento di una mente senza un sé. Seguendo la teoria e un approccio sistematico all’esperienza, si può scoprire che, sebbene ci sia la tendenza a sostenere l’esistenza di un sé, esso, tuttavia, manca nell’esperienza reale. Dunque, come sarà possibile che un sé coerente sembri esistere davvero quando esso in realtà non c’è? Una risposta a tale domanda potrebbe condurre l’individuo ad immergersi maggiormente nei rapporti causali della propria esperienza; questo gli consentirebbe di capire le cause e gli effetti dell’attaccamento al sé, permettendogli, così, di abbandonare la lotta legata a tale atteggiamento. Infatti, non appena le relazioni, le percezioni e le attività della mente si espandono nella consapevolezza, si ha un’idea dell’assenza di fondamenti ultimi, sia nel caso della propria mente, sia in quello dei suoi oggetti, cioè del mondo.

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