La cognizione epistemica

Oggi gli uomini cominciano ad essere sempre più consapevoli, rispetto al passato, del funzionamento del proprio cervello e in questo la cibernetica ha avuto la sua parte: è necessario che l’uomo sia e resti consapevole anche del mondo in cui egli, giorno per giorno, modifica questo atteggiamento con, ad esempio, l’educazione che dà ai suoi figli, con le attività che svolge e con le scelte e gli usi degli strumenti. Non è compito della scienza stabilire in assoluto, una volta per sempre, secondo quali criteri stabilire un comportamento “bene” o “male” che sia, ma fa pur sempre parte della scienza l’essere consapevoli di ciò che si fa, in modo da poter definire l’adeguatezza tra scopi e mezzi e la coerenza tra gli scopi. In un certo senso, anche questa è cibernetica, un linguaggio con le sue vastissime applicazioni attinente in particolare al campo fisiologico e psicologico e all’operare dell’uomo.
Organizzare i dati in un modo o in un altro crea quelle che possono essere definite “realtà differenti”. Infatti, sono le nostre teorie a dirci come interpretare gli accadimenti, cosa considerare rilevante o irrilevante, cosa perseguire o tralasciare, cosa é coerente e cosa non lo è. Esiste effettivamente un continuo processo circolare e ripetitivo tale per cui la nostra epistemologia determina cosa vediamo; questo stabilisce quello che facciamo e, a loro volta, le nostre azioni organizzano quello che succede nel nostro mondo. Per l’individuo, la conoscenza è il prodotto di un rapporto attivo con il mondo.
Heinz von Foerster sottolinea di fatto come la perdita dell’oggettività sia proprio il requisito fondamentale per un’epistemologia dei sistemi viventi: <<Ogni descrizione implica colui che la descrive, ogni descrizione è un’interpretazione>>. Per von Foerster, il mondo esterno è conoscibile attraverso un rapporto diretto con esso e non è indipendente da colui che osserva.
La ricerca psicologica ha riconosciuto da molto tempo che due tipi di conoscenza sono determinanti nel portare a termine con successo un compito o un’attività: quella “dichiarativa”, che è relativa alle informazioni del dominio in cui si è impegnati mentalmente e quella “procedurale”, riguardante le strategie da impiegare. Tuttavia, la ricerca ha anche messo in luce l’esistenza di un terzo tipo di “intuizioni”, che sembrano influenzare l’elaborazione cognitiva nei processi di apprendimento, ossia ciò che viene definito in termini di “credenze epistemologiche”.
Le differenti convinzioni, in senso epistemico, portano gli individui ad accertare la natura dei problemi e delle possibili soluzioni secondo modalità differenti. Kitchener ha proposto, pertanto, un modello di elaborazione cognitiva a tre livelli:
1) al primo livello, quello cognitivo, gli individui intrapendono compiti di base, quali il percepire, il memorizzare, il calcolare e così via, attraverso cui costruiscono la propria conoscenza del mondo.
2) il secondo livello, quello metacognitivo, riguarda i processi implicati nel monitoraggio di ciò che si mette in atto quando si è impegnati sul piano cognitivo: ad esempio, come memorizzare una lista di parole, quali strategie adottare, come vanno impiegate e via, così, di seguito.
3) il terzo livello, quello epistemico, denota i processi attraverso cui un individuo riflette sulla natura dei problemi e controlla la verità delle alternative di soluzione; esso opera ad un meta-meta livello, in quanto non riguarda le strategie specifiche che possono essere disponibili alla soluzione di un determinato problema, bensì se il problema stesso è risolvibile e a quali condizioni.
Assumere delle epistemologie personali e sociali sottolinea il ruolo delle teorie del conoscere e dell’apprendere, elaborate dagli individui, che influenzano profondamente la natura delle attività di conoscenza: avere determinate convinzioni su come si conosce e impara influisce, ad esempio, sulla scelta sul tipo di compiti in cui ci impegniamo, sul modo con cui li svolgiamo e sul risultato stesso del nostro apprendimento. Quindi, non basta chiedersi se, nel caso specifico, uno studente conosce un fatto o una regola, ma occorre anche chiedersi in quale contesto di credenze sul sapere e sul comprendere quella conoscenza è inserita.























