Il blog di Oz
7mar/11Off

Verso l’epistemologia cibernetica

<<In che modo il reale è reale?>> Questa è la domanda che si pone Keeney e che dovremmo iniziare a porci pure noi per cominciare ad esaminare in che modo costruiamo un mondo di esperienza. In realtà, si può pensare come non vi sia una corrispondenza diretta fra un evento che ha luogo fuori di noi e l’esperienza che ne abbiamo interiormente. Però, potremmo provare ad andare oltre questa concezione e poter sostenere che il mondo, quale lo conosciamo, è interamente costruito da noi. Tuttavia, questa posizione di “solipsismo ingenuo”, cioè, l’opinione secondo la quale vi sarebbe fuori di noi un mondo reale che i nostri sensi modellano interiormente, è altrettanto limitata. Dunque, una visione più ampia sarà quella che abbraccia entrambe le prospettive, tanto il “solipsismo ingenuo” quanto il “realismo ingenuo”, come sguardi parziali sull’intero quadro; dopotutto, qualsiasi posizione, prospettiva, quadro di riferimento o idea è sempre l’espressione parziale di un tutto che non riusciamo mai a cogliere completamente.
L’interrogativo più affascinante e comprensivo del contesto generale che vogliamo proporre è: in che modo possiamo far convergere prospettive diverse, siano esse realtà e fantasia, concezione formale e azione pratica o, anche, problema e cura?
Finora, si è fatto un uso implicito del temine epistemologia per indicare sia come uno pensa, percepisce e decide, e che cosa, effettivamente, pensa, percepisce e decide. Adesso, vedremo che il come uno conosce è inseparabile dal che cosa conosce; inoltre, si scoprirà come tutti gli individui abbiano in comune la fondamentale operazione epistemologica del fare distinzioni.

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