Fare una distinzione

L’atto epistemologico fondamentale è la creazione di una differenza, poiché solo distinguendo una forma dall’altra siamo in grado di conoscere il nostro mondo. In principio Spencer Brown ha scritto: <<Fate una distinzione!>>. Questo presupposto è il punto di partenza di qualsiasi azione, decisione, percezione, pensiero, descrizione, teoria ed epistemologia, poiché un mondo può essere esperito in infiniti modi secondo le distinzioni che stabiliamo.
Per comprendere un qualsiasi ambito di fenomeni occorre osservare come esso è stato costruito, ovvero quali distinzioni ne sottendono la creazione. Infatti, Spencer-Brown suggerisce, di fatto, come la nostra comprensione di un siffatto universo non proviene dallo scoprire il suo aspetto attuale, bensì dal ricordare ciò che abbiamo fatto in origine per causarlo.
Epistemologicamente parlando, siamo, dunque, portati a trovare le distinzioni originarie che specificano il sapere di qualsiasi individuo. Compito dell’epistemologo diviene, allora, l’individuazione del modo in cui un particolare sistema, sia esso un organismo, una famiglia, un gruppo di educatori o una comunità scientifica, specifica e mantiene certe forme di demarcazione. “Come facciamo a sapere che il nostro modo di rapportarci al reale è efficace?” Si può proseguire, in questo modo, interponendo un’altra domanda, cioè: “Come facciamo a sapere di sapere che questa nostra costruzione è efficace?” E poi ancora: “Come facciamo a sapere di sapere di sapere?”. Procedendo scrupolosamente per questa via, ogni elemento del sapere sarà sottoposto a un’indagine d’ordine più elevato, che porterà le nostre assunzioni epistemologiche a diventare l’oggetto della loro stessa indagine.
In realtà, tutto ciò fa pensare a come le epistemologie siano dei processi ricorsivi, in quanto ogni tentativo compiuto per fissare un’epistemologia nello schermo della propria coscienza equivale, inevitabilmente, a dare l’avvio a successive indagine e modificazioni. Nel campo della psicologia ci si era resi conto di quanto detto, ovvero, che il fatto di descrivere l’esperienza umana cambia l’esperienza stessa e che quanto più la descrizione si avvicina alla completezza tanto più tende ad essere la base del cambiamento dell’esperienza che essa descrive. Probabilmente ciò avviene in ogni scienza, ma avviene specialmente nelle scienze che si occupano dell’uomo. Infatti, la consapevolezza che l’uomo ha di se stesso opera come un’azione di continuo “riciclaggio”, che provoca in lui continui cambiamenti.
Dunque, in termini generali, possiamo dire che il fare una qualsiasi distinzione ci lascia con un universo alterato, espanso per l’ulteriore investigazione.























