Il leone codardo

Le aziende devono assumersi la responsabilità del successo o del fallimento del proprio brand.

Oggi, con i svariati mezzi di comunicazione di cui si dispone, si dà una percezione all’esterno che può essere fattore controproducente all’azienda stessa se non si instaurano delle dinamiche aziendali forti tra quello che succede all’interno dell’azienda e quello che si riflette fuori.

Come dentro, così fuori.

Come tutti i team che non hanno una visione d’azienda coerente, uno stesso sguardo d’insieme, si corre il rischio di stare ad inseguire logiche aziendali rivolte solamente all’apparire e all’avere: avere per apparire, potremmo dire, a discapito di un’identità aziendale rivolta all’essere. L’azienda è, non ha. Non ha persone, è le persone che sono al suo interno. Non ha un luogo, non lo possiede, piuttosto esprime quel luogo, lo valorizza. Non ha macchine, ma è un motore a più livelli produttivi: è produzione tecnologica, scientifica, culturale, etica. È l’espressione del valore dell’uomo come sintesi di pensiero e azione.

Ne deriva la necessità di un Avere che sia subordinato all’Essere cui l’azienda si identifica.

Attualmente molte delle politiche economiche escludono un’attenta analisi degli scenari e delle strategie e si scelgono spesso dei partner i comunicazione inadeguati, solo perché influenzati da fattori quali prezzo e conoscenza diretta.

In un contesto generale in cui, soprattutto alle medie e alle piccole imprese, manca la cultura alla comunicazione istituzionale, la valorizzazione del brand attraverso azioni di planning e, ancor di più, l’utilizzo di strategie volte al raggiungimento di obiettivi mediante la valorizzazione dei punti di forza di ciascuna azienda, viene meno il ricorso agli strumenti messi a disposizione da un team, nella fattispecie l’agenzia di comunicazione, a favore di scelte e soluzioni spesso onerose e di fatto poco in sintonia con i risultati che una comunicazione integrata può assolvere.

Bisogna allora avere il coraggio di prendere atto degli scenari in evoluzione del mercato, restare vicini alle agenzie ed avere la possibilità di usufruire delle loro risorse per ogni tipo di consulenza e di tipologia d’azione che richieda l’intervento di una pianificazione.

Come il Leone codardo, nel celebre libro di Frank Baum, Il meraviglioso mago di Oz, è condannato da una terribile codardia che lo costringe a nascondersi da tutto e da tutti e, spaventato da ogni minimo pericolo, conduce un'esistenza solitaria, dedita solo a una caccia necessaria per sfamarsi, così le aziende devono aprirsi al dialogo e al confronto con le agenzie di riferimento, al fine di individuare congiuntamente le aree d’intervento presso i mercati locali, nazionali e/o esteri.

Durante uno di questi sporadici spostamenti si imbatte però in una strana compagnia, formata da Dorothy, una bambina del Kansas, da uno Spaventapasseri e da un Uomo di latta. Tentando di spaventarli li minaccia e butta per terra gli ultimi due. Quando però si avventa sul piccolo Totò, il cagnolino, la coraggiosa Dorothy tenta di salvare l'animaletto e schiaffeggia il suo aggressore. Questi, spaventato, scoppia in un pianto ininterrotto. La ragazzina, impietosita, cerca di consolarlo e scopre così come egli si ritenga un incredibile codardo. Dopo che i tre viaggiatori gli rivelano lo scopo e la destinazione del loro viaggio (sono infatti diretti verso la Città di Smeraldo per chiedere da un grande mago, il mago di Oz, un cervello, un cuore e un lieto ritorno a casa) il Leone decide di seguirli nel loro tragitto per chiedere al meraviglioso stregone un po' di coraggio.”

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