27apr/100

FOG

aliceacconsente ©

24apr/100

Five Years Older – The City

Videoclip of the song 'The City' by Five Years Older.
Concept and animation by Equipo (www.equipo.ch)

fiveyearsolder.com

23apr/100

la sorella di mio fratello

la sorella di mio fratello non mi somiglia per niente.

...stringimi forte
sarà così domani

aliceacconsente ©

22apr/100

A SHORT LOVE STORY IN STOP MOTION

A SHORT LOVE STORY IN STOP MOTION from Carlos Lascano on Vimeo.

17apr/100

Oltre il Giornalismo 2.0

Articolo apparso sul n°67 di spotandweb.it di Martedì 22 Aprile.

Negli ultimi giorni mi sono resa conto che ormai le mie conoscenze riguardanti l’attualità derivano per la maggior parte da Facebook. Mi basta essere iscritta alle fan page di alcune delle principali testate italiane e avere qualche amico con velleità giornalistiche e il gioco è fatto.

Che il mio volo non aveva solo 15 minuti di ritardo a causa del maltempo, ma che sarebbe stato cancellato per via della cenere del vulcano islandese  l’ho saputo da un link condiviso sul mio Wall. Che Raimondo Vianello ci avesse lasciati l’ho saputo dalla Fan Page del Corriere che ha dato la notizia alle 10.08, più di un’ora prima rispetto alla pubblicazione ufficiale sul sito del quotidiano milanese, avvenuta alle 11.02.

Di giornalismo 2.0 si è parlato in tutte le salse. I blog sostituiranno i quotidiani? Si leggerà meno il cartaceo e più l’online? Chi scriverà le notizie? Professionisti o redattori improvvisati? Queste sono solo alcune delle domande a cui gli esperti del settore stanno cercando di rispondere… ormai da anni.

Di recente sono venuti alla luce esperimenti di vario genere sul tema citizen journalism e affini. Non tutti hanno avuto successo, il terreno è senza dubbio molto impervio e il microblogging è sempre dietro l’angolo. Da quando i tweet e gli status update sono diventati tra le principali fonti di informazione online, infatti, le testate giornalistiche tradizionali hanno cercato in ogni modo di correre ai ripari nella paura di perdere la loro audience.

Due illustri esempi sono senza dubbio iReport della CNN e Zeitgeist del Guardian. Questi pilastri dell’informazione hanno deciso di allearsi con il “nemico” invece di combatterlo e hanno dato vita a due ibridi in cui reporter professionisti e utenti della rete possono collaborare.

iReport (http://www.ireport.com/home/index.jspa) per esempio è una piattaforma che permette di contribuire a dare il giusto “taglio” alle notizie presentate dalla CNN. Si può scrivere una storia, pubblicarla, commentare notizie ufficiali, indicare quali news sono per noi più importanti e quali invece ci interessano meno, e contribuire all’individuazione delle notizie di primo piano. Si potrebbe definire come una sezione UGC del sito della CNN in cui sono gli utenti a decretare il successo di una news, o addirittura a proporla spontaneamente.

Il Guardian va oltre e presenta la sua creatura affermando che “rispondere alle esigenze social della rete è ormai diventata una priorità”. L’obiettivo di Zeitgeist (http://www.guardian.co.uk/zeitgeist), infatti, è rivelare e indagare i fatti in modo innovativo. Si tratta di un mini sito, nella sezione Community, in cui i contenuti vengono scelti direttamente dagli utenti e non dai redattori professionisti. Le notizie in home page cambiano durante il giorno a seconda dei feedback dei lettori. Per capire a colpo d’occhio quali sono le notizie fondamentali è stata scelta una scala cromatica identificativa per le categorie tematiche. Ad ogni colore corrisponde un argomento diverso.

In realtà però tutti questi sforzi rischiano di diventare controproducenti perché si perde sia il valore della redazione professionale, sia la freschezza di una notizia UGC. Se vado sul sito del Corriere o di Repubblica mi aspetto di trovare articoli scritti da persone competenti, articoli di commento o articoli di cronaca, ma in ogni caso redatti da persone che hanno la preparazione e le competenze idonee a farlo nel migliore dei modi. Se invece aggiungo tra i miei feed blog e siti di informazione amatoriali di amici, conoscenti o blogger che stimo, so che mi troverò di fronte ad un diverso tipo di fonte di informazione. Il livello qualitativo non è per forza inferiore, anzi, ma il tipo di taglio, di notizia, di scelta editoriale, lo stile del pezzo sono completamente differenti.

Questa tendenza a confondere contenuti professionali e contenuti amatoriali si può riscontrare anche nella dilagante moda degli UGC. Ormai si trovano sempre più aziende che abusano di questo mezzo chiedendo a utenti e consumatori di produrre materiale che andrà poi a costituire parte integrante della brand identity. Quanti concorsi e giochi avete visto per l’ideazione di concept e spot di nuove campagne? E i risultati? A nessuno è venuto il dubbio che oltre all’idea fresca e originale servano l’esperienza e le capacità per svilupparla?

Non sono disposta a credere che la strada verso il crowdsourcing e il citizen journalism comporti necessariamente la perdita di competenze e professionalità e che questo danno collaterale non si possa evitare.

Valentina Maggi ©

15apr/100

BORN to BONE – TAKAHIRO KIMURA

14apr/100

Educare al Social Media Marketing: lo Young Digital Lab

Articolo apparso sul n°60 di spotandweb.it di Martedì 13 Aprile.

A: “Ciao! Cosa fai nella vita?”

B: “Mi occupo di Social Media Marketing.”

A: “E da grande cosa vuoi fare?”

B: “Voglio andare avanti ad occuparmi di Social Media Marketing, o di Web Marketing, più in generale.”

A: “No, non sto scherzando, sono serio. Intendo dire cosa vuoi fare davvero nella vita?!”

Se, in questa situazione, avessi avuto come interlocutore un sessantenne forse avrei potuto giustificare la sua diffidenza nei confronti della mia professione, e soprattutto nei confronti delle mie ambizioni. Ma il mio interlocutore era un ragazzo tra i 25 e i 35 anni. Uno di quelli che adesso vengono chiamati “Nativi Digitali”. Uno di quelli che dovrebbe mangiare pane e YouTube a colazione, per intenderci.

Ho pensato allora che forse non tutti gli utenti della rete si rendono conto delle dinamiche che stanno dietro al loro schermo. Mi è venuto in mente che forse chi non lavora nel back office della comunicazione online non può avere chiaro il panorama delle relazioni che caratterizzano una pagina Facebook, un profilo su Twitter o un blog.

Le aziende invece per costruire la loro brand identity in maniera ottimale devono cogliere ogni minima opportunità che la rete offre. Loro sì che conoscono i retroscena del marketing relazionale, dell’importanza delle conversazioni, della reputazione, dello sfruttamento delle nuove tecnologie per costruire dei network di contatti. Tutto contribuisce a costruire l’immagine del marchio e le aziende non possono assolutamente permettersi di ignorare le continue evoluzioni del 2.0.

Come un fulmine a ciel sereno mi è venuta in mente un’altra conversazione.

A: “Allora, facciamo questa pagina FB!”

B: “Certo, cerchiamo di stimolare il dialogo sulla bacheca e nell’area discussioni, cerchiamo di coinvolgere gli utenti!”

A: “No, no, no… E se poi si mettono a parlar male del prodotto? Non conviene rischiare di rimanere invischiati nelle critiche. Tanto, alla fine, la pagina su Facebook non è altro che un grosso maxi banner, no?”

Ed è a questo punto del mio flusso di coscienza che mi sono resa conto che i destinatari (se ancora si possono definire tali) della comunicazione aziendale online spesso sono del tutto ignari di come marketing 2.0 possa influire sulla loro vita, e che anche coloro che dovrebbero trasmettere un messaggio, un’identità di marca, troppo spesso decidono di non prendersi responsabilità e di stare fuori dai giochi.

Noi che nel mondo del social ci lavoriamo diamo tutto questo per scontato. Noi che ogni giorno “viviamo” il 2.0 sia come comunicatori attivi, sia come utenti passivi abbiamo fin troppo chiaro quali possano essere gli enormi cambiamenti che l’evoluzione della rete sta portando nella quotidianità di ognuno. Noi che mangiamo pane e YouTube a colazione, e che lo facciamo con convinzione, sappiamo che non si può non stare al passo con le novità.

Per questo motivo sono convinta che tutte le agenzie, le università, le associazioni che organizzano corsi di formazione sull’argomento, che cercano di diffondere informazioni e conoscenze sui  social media e sull’universo di possibilità che li caratterizza, tutte le pagine Facebook, tutti i blog e tutti i forum che trattano temi come reputation, brand identity, condivisione e crowdsourcing stiano rendendo un servizio alla comunità. Utilizzare in modo consapevole gli strumenti che la tecnologia ci mette a disposizione significa tendere ad uno sviluppo continuo sia delle tecnologie stesse sia di noi come utenti.

Un esempio di formazione in puro stile 2.0 è quello del Young Digital Lab di Padova dell’8 e 9 Aprile.

Michele Polico, Vincenzo Risi, Andrea Colaianni, Simone Tornabene, Federico Neri, Enzo Santagata, Gianluigi Zarantonello, Alessio Granata, Davide Dattoli sono gli under 30 (http://www.youngdigitallab.com/chi-siamo/) che hanno organizzato un seminario dedicato al social media marketing lo scorso week end.

In realtà io non ho potuto partecipare all’evento. Come faccio quindi a dire che si sia svolto in puro stile 2.0? Perché sulla loro pagina FB e FriendFeed ho potuto seguire gli aggiornamenti in tempo reale (http://www.facebook.com/YoungDigitalLab e http://friendfeed.com/young-digital-lab), perché su SlideShare trovo tutte le presentazioni del convegno (http://www.slideshare.net/YoungDigitalLab), perché sul canale di YouTube posso approfondire le tematiche trattate (http://www.youtube.com/user/YoungDigitalLab). Più 2.0 di così proprio non si può!

Valentina Maggi ©

12apr/100

I costrutti come controlli

Un uomo controlla sempre il proprio destino? Proviamo a rispondere dicendo che può controllarlo nella misura in cui riesce a sviluppare un sistema costruttivo nel quale si identifichi e che sia sufficientemente ampio per interiorizzare il mondo che gli sta intorno. Se l’individuo non riesce a identificarsi con il sistema, potrà essere in grado di prevedere gli eventi, ma avrà la sensazione di non poterli controllare; invece, se sarà in grado di sviluppare un sistema che sia in grado di “fare previsioni”, potrà esercitare il proprio controllo. Comunque, questa prospettiva si inserisce  entro il quadro dell’“alternativismo costruttivo” e non esclude, quindi, che l’uomo possa essere visto come il prodotto di forze sociali o come al “servizio” di un qualche essere supremo.
Il sistema costruttivo di una persona forma una rete di tracciati, la quale può essere considerata come un sistema di controlli, nel senso che ciascuno fornisce l’opportunità di una scelta dicotomica. A questo punto dell’esposizione, il tema chiave è che i costrutti sono “tracciati di libertà di movimento”: essendo canali a doppio senso, lasciano libera la persona che li possiede, ma, poiché la persona può muoversi solo lungo quei tracciati, essi sono dei controlli ai quali è vincolata qualunque cosa essa faccia. Inoltre, i costrutti non si limitano a quelli che possono essere espressi a parole o a quelli che possono essere comunicati in modo non verbale, poiché un gran parte del comportamento umano passa attraverso canali che non sono né simbolizzati, attraverso il linguaggio, né hanno alcun tipo di etichetta e, tuttavia, sono comunque canali e sono inclusi nella rete di dimensioni dicotomiche, in funzione della quale si struttura il mondo di una persona .
La psicologia dei costrutti personali è costruita entro una cornice di tipo razionale e, dopotutto, le sue applicazioni non riguardano solo gli aspetti razionali o cognitivi, ma, anche, gli aspetti emotivi, affettivi e conativi, aventi, cioè, a che fare con l’azione.

11apr/100

COLOUR LAB trailer

Trailer for a short experimental dance film about perceptions of colours.

Sometimes I imagine colors as if they were living ideas, being of pure reason with which to communicate. Nature is not on the surface, it is deep down.

— Paul Cézanne

director, camera, editing, post-production
Vladimir Končar

idea, screenplay and performance
Maša Kolar & Zoran Marković

set & costume designer, make up
Petra Dančević

music
Composer and performer: The Cinematic Orchestra
Title: Work it
Album: Man with a movie camera
Label: Ninja Tunes, 2003

Composer and performer: Giovanni Sollima
Title: The family trees (Vivaldi) and Nyagrodha
Album: We were trees
Label: Sony BMG Italy, 2008

Composer and performer: Venetian Snares (Aaron Funk)
Title: My half
Album: My downfall (original soundtrack)
Label: Planet Mu, 2007

2009 © BoNeT & authors

original lenght: 16:30 min

11apr/100

thunderheist – jerk it

music video for thunderheist
directed by that go (noel paul & stefan moore)
grand jury prize, SXSW 2009

credits & thanks to:
mike ragen (dp), ana b (model), caleb (rooster), carey denniston (stylist), tristan seniuk (ad), jennifer popochock (makeup), diana eng (rooster mama), eric thompson (shake machine), bronwyn lewis (tights), yoshiko naoe (shoes)

myspace.com/thunderheist
that-go.net

10apr/100

Otto – Chiara Scarfo’

8apr/100

sciarpe e ventagli

arriva il giorno in cui ti rendi conto che non è la lana a riscaldarti...
ma per nulla anzi...
arriva il giorno in cui ricevi un regalo... un regalo bellissimo... un regalo insolito...
un ventaglio... un ventaglio vecchio... tutto fatto a mano... solo legnetto e carta... e appena lo apri si va formando un motivo pseudo cinese o giapponese... dipinto a mano... tutto nero con i disegni argentati... sulla sinistra dei fiori...
sulla destra un gruppo di donne che camminano sull'erba...
e dunque... ricevo questo regalo seduta al tavolino di un bar di faubourg di saint-antoine... penso il bar più squallido di parigi... sono seduta là fuori da un bel pò... bevo una birra e mi congelo letteralmente le mani e la faccia... e un pò tutto il resto... poi mi viene appoggiato in mano questo ventaglio e sento subito caldo, caldissimo, e mi sventolo pure...
ancora più caldo...
dicono che nel week end la temperatura si abbasserà a meno 5 gradi... la massima meno uno... devo ricordarmi di portarmi in giro il ventaglio.

dopo essermi riscaldata per bene... direzione cinema...
vedo il film di jarmush... una fotografia meravigliosa dopo l'altra mi tiene con gli occhi spalancati per 2 ore filate... senza che nemmeno accorgermi del tempo che passa... della storia non capisco troppo... e non perchè non comprendo i dialoghi, quasi inesistenti, in inglese, perchè qui non doppiano...!! ma poco, pochissimo importa... mi è venuta una gran voglia di riguardarlo, mettendo il mute...
e poi di andare a fare un mione di miliardi di fotografie...

ma ahimè anche oggi non ho la macchina fotografica... e così dopo il cinema andiamo in un locale pazzesco... si chiama la madonna o qlc del genere...
è senza ombra di dubbio il paradiso di giacomo.
(prometto che prima di ripartire ci torno solo per fare delle foto)
madonne e cristi ovunque... pieno zeppo... atmosfera mistica... poi vai in bagno... un orda di immagini porno, ma veramente porno... un posto incredibile...
vorrei rubarmi una di quelle statue, miliardi, sparpagliate per il locale... per portarla a giacomo... ma altererei l'equilibrio di quel posto meraviglioso...

torno a casa... sonno e sorrisi a gogo
dormo da dio. per la prima volta da un mese non sogno niente... ma proprio niente... sono in coma... suona la sveglia stamattina... solita bestemmia di default...
oggi è venerdì
che bello

Alice P.

aliceacconsente ©

8apr/100

Vaticano 2.0

Articolo apparso sul n°51 di spotandweb.it di Martedì 30 Marzo.

La Chiesa Cattolica è da sempre un punto di riferimento per i comunicatori. La ragione è chiara e lampante: nessuno ha mai saputo veicolare dei contenuti in modo altrettanto efficace. I primi predicatori forse hanno improvvisato, scegliendo in maniera autonoma stile e tono, ma, con il passare del tempo, gli aspetti comunicativi lasciati al caso si sono ridotti sempre più.

Sant’Agostino di Ippona, tanto per fare un esempio, è uno dei comunicatori di più grande successo che la Chiesa Cattolica possa vantare. Citato anche nei manuali di retorica, Agostino raccomanda lo stile umile, ma non incolto, è convinto che ad ogni diverso tipo di pubblico si debba adattare uno specifico linguaggio, invita gli oratori a mettere davanti agli occhi degli ascoltatori l’oggetto del discorso. Linee guida moderne, da cui neanche i pubblicitari di oggi possono prescindere.

Il 23 gennaio di quest’anno papa Benedetto XVI  invita la Chiesa a guardare a Internet con entusiasmo e audacia ed esorta i sacerdoti a navigare e a partecipare ai social network per portare la parola di Dio nel grande continente digitale.

Detto, fatto! Devono passare solo un paio di giorni prima di avere le prime risposte della rete, come The Prayer Engine. Si tratta di un modello di social network da installare sul proprio sito o blog, dedicato alla richiesta di preghiere. Ci si registra e si invia la propria richiesta, quando viene accolta da uno o più iscritti si riceve una notifica. Gli americani ne hanno create a decine di community ad hoc: Faithlight, Holypal, Yourchristianspace e JCFaith, solo per citarne qualcuna. In Italia invece troviamo Faithbook.it e ChristianCafè, dei Cristiani Evangelici. Evidentemente l’appello del Papa è stato accolto a braccia aperte.

Anche oggi quindi la Chiesa ce la mette tutta per non perdere colpi e rimanere “sul pezzo”. E per farlo decide anche di iscriversi a Twitter. Il 20 Marzo vengono creati sei account, uno per ogni lingua: oltre allo spagnolo, troviamo l’italiano, (”news_va_it”), il francese (”news_va_fr”), il tedesco,(”news_va_de”), l’inglese (”news_va_en”) e il portoghese (”news_va_pt”).

Ciò che stupisce, però, è che a distanza di dieci giorni, i followers non siano neanche 200. È vero che “dare i numeri” per quantificare in modo preciso una strategia social di successo è quasi impossibile, ma considerato il target di riferimento, forse ci si poteva aspettare qualcosa di più.

Che la Chiesa, a prescindere dalla bontà dei contenuti trasmessi, abbia perso completamente la capacità di raggiungere il suo pubblico? Purtroppo non basta “esserci” sui social media per riscuotere successo, bisogna anche sapere cosa scrivere e come farlo. Che investire nel social media marketing sia un modo per svecchiare l’immagine del Vaticano? Se questa è l’intenzione, forse è il caso di correggere il tiro…

Valentina Maggi ©

7apr/100

Blind Spot

Blind Spot from Cécile Dubois-Herry on Vimeo.

Gobelins, l’Ecole de l’Image, Paris, 2007

Co-Directors: Johanna Bessière, Nicolas Chauvelot, Olivier Clert, Cécile Dubois-Herry, Yvon Jardel, Simon Rouby

Award-winning of "La Bourse Lagardere", E Magiciens 2007 Festival for Student Film.

Also Selected in:
• "Official Selection Cinefondation" Cannes Festival 2008
• "Best Student Piece Award" SIGGRAPH 2008
• "School" FICCI Baf 2008
• "Student Competition" ANIMAFEST Zagreb 2008
• "Student Competition" Stuttgart Festival of Animated Film 2008
• Best Student Film Anima Mundi 2008
• Official Selection Imagina 2008
• Official Selection Ottawa 2008
• Official Selection Art Futura 2007

blindspotthemovie.com/intro.html

7apr/100

La natura di base dei costrutti personali

Ogni costrutto, in quanto usato da una qualunque persona, ha un ambito di pertinenza limitato. Fuori da quell’ambito, l’individuo non lo considera rilevante, ma entro l’ambito di pertinenza del costrutto vi sono rilevanti somiglianze e differenze che, insieme, vanno a formare l’essenza del costrutto stesso.
Per una persona non è possibile riuscire ad esprimere globalmente il proprio sistema costruttivo. Fra i costrutti di una persona, molti non sono esprimibili a parole, pertanto è molto difficile, per le altre persone, riuscire a coglierli e a farli propri entro i propri sistemi; allo stesso modo è parimenti difficile, per la persona stessa, riuscire a manipolarli o a farli propri entro le parti verbalizzabili del proprio sistema. Difatti, visto che i costrutti non si prestano facilmente ad essere organizzati entro le parti verbalizzabili del proprio sistema, diviene allora difficile per la persona esprimere cosa prova o cosa potrà fare in futuro vista la situazione che, in quel momento, esiste solo a parole. A volte, le espressioni verbali di una persona si presentano come una mescolanza di costrutti, che la persona stessa, potendone ascoltare la trascrizione, in circostanze e momenti diversi, si stupisce del significato delle proprie parole.
Le persone spesso esprimono i propri costrutti in modo incompleto. Teniamo sempre in mente che un costrutto è un modo a fronte del quale alcune cose sono simili e, al tempo stesso, diverse da altre. Il contesto minimo di un costrutto è dato da tre cose; infatti, non possiamo esprimere un costrutto senza coinvolgere almeno due cose tra loro simili e una terza che, per il medesimo aspetto, è diversa. Dire, ad esempio, che Anna e Alice sono “gentili” senza implicare che, da qualche parte nel mondo, vi sia qualcuno che è “non gentile” sarebbe illogico; ciò che una persona intende dicendo “gentile” può corrispondere in realtà a ciò che altri chiamerebbero “dipendente” o, forse, “debole”. Tutto questo, infatti, può essere spiegato partendo dal presupposto che i costrutti sono primariamente personali e non possono essere facilmente condivisi nella loro totalità, poiché la natura specifica del costrutto di una persona o il fatto di impiegare una terminologia particolare nell’esprimerlo possono risultare fuorvianti per l’interlocutore.
Un costrutto è, a sua volta, un’astrazione. Dicendo questo, intendiamo che esso è una proprietà attribuita ad un certo numero di eventi, in funzione della quale essi possono essere differenziati in gruppi omogenei. L’individuare tale proprietà è un atto d’astrazione, cosicché costruire eventi significa nient’altro che usare questo utile “trucco” per astrarli, così da poter attribuire loro un senso. Però, alla stessa maniera, vogliamo porre in risalto che, per comprendere i costrutti, dobbiamo concretizzarli. Così, per dare un senso agli eventi concreti dobbiamo leggerli attraverso i costrutti e per dare un senso ai costrutti dobbiamo riferirli agli eventi.

6apr/100

MAO

passeggio sotto la pioggia e mi capitano a tiro certi colori in basso che non posso fare a meno di fermarmi incantata e sporgermi dalla ringhiera... il colore di quel pavè è ipnotico... sarà la luce, la pioggia... poi mmediatamente dopo resto ipnotizzata da sto tale che nonostante piova e tiri un vento che manco a marsiglia il mistral... legge la biografia di mao...
e sorrido
è un quadro quello che ho sotto di me penso... e penso che merita una foto...
sempre il giorno che sono diretta a paris photo ho incontrato molte più cose fuori dal louvre, che dentro, che invece è una specie di centro commerciale zeppo di negozi che poco hanno a che vedere con l'arte, e il tutto mi ha un pò deluso... che bù... m'aspettavo di entrare in un luogo sacro... ma è molto più sacro l'esterno, nella strada...
e così dopo la visita continuo a gironzolare... un pò infastidita dalla pioggia, ma neanche tanto... che tutto sommato chi mi conosce lo sa che quando piove divento irritata ed irritante, e invece sorrido e mi guardo intorno e ogni tanto penso che tutto quest'umido lo sentirò tra un pò, ma chissene...

poi ho trovato una fototessera...
ora...
l'ho raccolta e ho pensato nella mia vuota testa, che non puoi trovare una fototessera a parigi, è troppo un luogo comune, troppo una cosa che ti fa pensare ad amelie... cioè non puoi per nulla... e invece io l'ho trovata... me la sono tenuta... il ragazzo ritratto avrà si e no 16 anni... ha la faccia un pò paffutella... sarebbe stato bello incontrarlo... ho pensato...

Alice P.

aliceacconsente ©

6apr/100

Casamatta – Magnitudo 10 – Video Ufficiale

Casamatta - Magnitudo 10 - Video Ufficiale from Alessandro De Vita on Vimeo.

Videoclip del primo singolo della band Ligure, Casamatta, estratto dal loro lavoro discografico Humana Radio prossimo all'uscita.
Video editing e ideazione: Alessandro De Vita
Musica: Casamatta

2apr/100

Chatroulette: you are nexted!

Articolo apparso sul n°42 di spotandweb.it di Mercoledì 17 Marzo.

Ecco il nuovo passatempo per social addict: Chatroulette. Ci si collega, si accede alla piattaforma, senza login e senza registrazione, si accende la webcam e si inizia a giocare. Sul monitor appaiono due immagini, la propria e quella dell’interlocutore. Si può scegliere di iniziare a interagire oppure di passare al candidato successivo cliccando “Next”. Il meccanismo con cui gli utenti vengono abbinati è puramente casuale, non ci sono algoritmi di assegnazione per gusti o fasce di età. Ci si può trovare davanti a chiunque e a qualsiasi cosa.

Poiché l’aspetto più interessante del servizio corrisponde proprio alla possibilità di cambiare interlocutore in modo facile e immediato, è molto facile che si venga “nexted”, quindi esclusi dal gioco. L’esclusione però, a prescindere da quello che si possa pensare, avviene senza offese o rancori. È un gioco, una roulette, e nessuno ci rimane male.

Questa piattaforma è stata creata da un diciassettenne russo, Andrey Ternovskiy, che, stanco di chattare con i suoi amici e insoddisfatto dei soliti Skype e MSN, ha deciso di creare un network senza frontiere relazionali. Voleva nuovi amici sconosciuti con cui chiacchierare. A metà febbraio Chatroulette aveva una media di 20000 utenti ogni notte, non male come bacino di utenti da cui attingere per fare amicizia!

La differenza fondamentale rispetto ai social network che noi tutti conosciamo e usiamo è proprio questa. Mentre noi su Facebook, Twitter e Friendfeed cerchiamo i nostri amici, qui si instaurano relazioni con perfetti sconosciuti. È un servizio differente anche dalle chat tradizionali, in cui, anche se non si conosce chi si ha di fronte, si ha sempre qualcosa in comune, un argomento di conversazione di base che di solito è rappresentato dalla stanza di chat che si frequenta.

Le condizioni del servizio prevedono che gli utilizzatori abbiano almeno 16 anni ma, in realtà, non essendoci un controllo sugli accessi e neppure una registrazione obbligatoria, i minorenni sono presenti e attivi esattamente come gli utenti di tutte le altre età. Ed è proprio la presenza dei minorenni che fa sorgere la maggior parte dei problemi.

Noi sappiamo che i nostri figli su Facebook interagiscono con amici, conoscenti e magari familiari, ma quando si collegano a Chatroulette chi vedranno attraverso i loro monitor?

Bastano pochi minuti di chat per rendersi conto che molto, troppo, spesso si trovano immagini violente e a sfondo pornografico. Gli esibizionisti trovano qui, infatti, terreno fertile per le loro perversioni: possono finalmente “far vedere” senza filtri o limiti. C’è chi addirittura ha messo in scena impiccagioni e finti suicidi. Alcuni hanno paragonato queste immagini allo spam: come possiamo eliminare lo spam dalla casella di posta, qui possiamo semplicemente cliccare su “next”. Ma ormai l’immagine l’abbiamo vista, mentre il messaggio di posta indesiderato possiamo anche non aprirlo.

Da pochi giorni è anche disponibile una nuova feature per Chatroulette, la geolocalizzazione. È infatti possibile localizzare tramite Google Maps le immagini dell’ultima connessione dei vari utenti attraverso l’indirizzo IP. La rintracciabilità dell’interlocutore snatura il servizio e crea scontento tra gli utilizzatori abituali o è un modo efficace per scoraggiare gli esibizionisti?

Valentina Maggi ©

30mar/100

THE SAINTS ARE COMING – Last Act

Title: THE SAINTS ARE COMING - Last Act

Director: Victor Ibanez

Year: 2007/2010

Production: Matteo Basilé

Length: 10:40:00

29mar/100

Combattere la crisi con i Social Network

È stata ormai fatta ogni genere di supposizione sulle cause e sulla durata della crisi che sta sconvolgendo i mercati occidentali: economisti e organi di informazione non hanno ancora smesso di analizzare le possibili colpe di governi e aziende, né hanno saputo stabilire quanto durerà. Le conseguenze le possiamo toccare con mano: imprese e cittadini hanno dovuto tagliare drasticamente le loro spese, riducendo gli investimenti e di conseguenza stimando al ribasso i futuri introiti.

In questo contesto le aziende sono state costrette ad accorgersi che i nuovi media, decisamente più economici rispetto all’advertising tradizionale, entrassero nei media plan. Come sono stati utilizzati i social network dai pubblicitari più all’avanguardia? Fan page su Facebook, profili su Twitter e Friendfeed, concorsi UGC su YouTube. Il web 2.0 offre una gamma impressionante di opportunità perché ogni piattaforma ha caratteristiche peculiari che la differenzia dalle altre; inoltre giorno dopo giorno i social network si evolvono, migliorano, aumentano la loro complessità. La sfida delle aziende è proprio saper sfruttare al massimo il Social Media Marketing, così efficace, così economico.

La domanda sorge spontanea: se dalla parte dei produttori c’è chi è stato in grado di attutire gli effetti della crisi utilizzando la rete, si può essere certi che i consumatori siano stati in grado di fare altrettanto? In realtà hanno fatto  molto di più.

Una delle caratteristiche alla base dei social media è la logica user-oriented. Ogni piattaforma, così come ogni applicazione, viene creata nell’ottica di risultare facile e utile agli occhi dell’utente che andrà poi ad utilizzarla. L’individuo è il centro attorno al quale ruota lo sviluppo e l’evoluzione di queste tecnologie. Per questo è stato così facile adattare il web 2.0 alle esigenze dei consumatori: si sono evoluti insieme.

I frutti di questo rapporto sono evidenti a tutti. L’utente di Internet risparmia e affronta la crisi anche  grazie a i social network. Chi, per esempio, deve prenotare un viaggio può scegliere di utilizzare gli strumenti di Trip Advisor, una community di viaggiatori che offre strumenti aggiornati in tempo reale per comparare prezzi e qualità del servizio. Ci si potrà fidare? I 30 milioni di recensioni e opinioni che lo compongono dovrebbero bastare a decretarne il successo.

ShopSavvy, invece, è una delle numerose applicazioni per iPhone in grado di leggere il codice a barre dei prodotti, confrontando il prezzo proposto dal supermercato in cui ci si trova con quello dei negozi in zona e con quello degli store online. Nel mese di Ottobre dello scorso anno, 30000 utenti al giorno hanno utilizzato questa applicazione. Non male considerato che il mercato è limitato ai mobile devices.

In questa guerra contro la crisi, anche Facebook contribuisce a sostenere i consumatori.  Per esempio, Grouponun, servizio di diffusione e condivisione di coupon promozionali e sconti, si basa su Facebook Connect per suggerire offerte vantaggiose ai consumatori sulla base della loro provenienza goografica. Nel momento in cui si aderisce all’iniziativa, i coupon vengono pubblicati sul Wall e gli amici possono commentare, condividere o apprezzare con “Like”. Groupon nasce nel Novembre 2008 e ad oggi conta quasi 50000 utenti attivi al mese per un totale di circa 73 milioni di dollari.

È proprio in un momento di crisi come questo che emergono le idee più brillanti. Utilizzare gli strumenti di Social Media Marketing come è stato fatto dalle realtà qui proposte significa sfruttare la Rete per aumentare i guadagni delle aziende, rispettando allo stesso tempo lo spirito originario sulla base del quale sono state create le piattaforme 2.0, un approccio user-oriented.

Valentina Maggi ©