27mar/100

Non aver paura del buio


è così che mi butto a capofitto nelle avventure
che nemmeno mi chiedo più il perchè e per come delle cose...
non ho più paura del buio... e sto lì a prendere tutto quello che arriva,
senza che in fondo io lo stessi cercando.
mi sono chiesta in questi giorni parigini che cosa stessi cercando,
che cosa potessi prendere da questa esperienza, e non vedevo...
niente tristezze o che so io...per dio sono a parigi...
solo nessun contorno... pochi prima... pochi dopo
e io come un blocco all'infinito nel nulla...

ma poi arriva chi mi prende per mano e mi accompagna...
mi accende le luci quando è bene che io veda,
quando sa che quello che vedrò sarà proprio quello che mi farà sorridere,
illuminare gli occhi...
che non ho ben capito il suo ruolo nella mia vita...
ma se io lo chiamo sensei non è solamente per il motivo che immagina,
ma per infiniti altri motivi...

ma soprattutto perchè mi prende la mano e mi accende le lucine tutte intorno.

Alice P.

aliceacconsente ©

26mar/100

Cosa dicono di te on-line? Il Brand monitoring

Articolo apparso sul n°37 di spotandweb.it di Mercoledì 2 Marzo.

Secondo l’analisi pubblicata da PostRank, un sito dedicato alla misurazione del “valore” dei digital content, l’80% della partecipazione attiva nei confronti di un contenuto si sviluppa in spazi diversi rispetto a quelli in cui era stato pubblicato in origine.

Ma cosa significa questo dato? Cosa si intende per “valore” e per partecipazione attiva?

Per comprendere il grafico, e rendersi conto della sua importanza, è necessario avere ben chiaro il concetto di brand monitoring, o reputazione di marca.

L’analisi della reputazione online non è altro che l’ascolto delle voci che popolano la rete e che parlano di un brand. Fare brand monitoring significa scandagliare blog, forum, social network e community e cercare tutte le conversazioni che citano il prodotto che ci interessa: domande su Yahoo Answers, post o commenti sui blog, discussioni sui forum, gruppi o fan page su Facebook, video o parodie su You Tube e cinguettii su Twitter… Una volta reperite tutte le occorrenze, è necessario analizzare i dati: chi ha parlato del brand? Come ne ha parlato? A chi? In che spazi? Sono state poste domande?

Se la maggior parte delle interazioni riguardanti un contenuto si spostano dallo spazio in cui questo era stato pubblicato in origine risulta evidente che sarà sempre più difficile controllarle e indirizzarle verso gli obiettivi aziendali. Gli esperti del settore sono ben consapevoli di tale fenomeno e stanno già lavorando per capire come ascoltare le conversazioni nel modo più efficace.

É di questi giorni, per esempio, il post di MiniMarketing in cui si confronta la situazione del 2000 con quella attuale e si prende atto della differenza di diffusione di informazioni sull’identità di marca.

Nel 2000 ogni contenuto aziendale era controllato dall’azienda attraverso uffici stampa e PR, ma con il passare del tempo si sono moltiplicate le occasioni per i consumatori di contribuire in prima persona a diffondere informazioni e contenuti su un brand. Questi interventi UGC, indipendenti dalla volontà dei CEO e dei reparti di marketing, costituiscono ormai un parte sostanziale della brand identity di un’azienda.

Monitorare queste conversazioni, ascoltare la rete, elaborare i dati raccolti, capirli e intervenire in maniera adeguata è ormai indispensabile per le aziende che vogliano mantenere il controllo sulla loro identità di marca.

Valentina Maggi ©

25mar/100

Voglio amarti solo cosi’

"Voglio amarti solo cosi', con sangue sciolto e furia di perderti..."

M.C.

aliceacconsente ©

24mar/100

Corpo Elettrico 2.0

People with their action are able to change the sound environment.
Users can select 4 kind of sound and modify them with movements over the table.
Opening hands it is possible to leave the instrument and go to modify an other sound.
In the center of the graphic interface there is a molecule and every sound is rapresented with an atom.
The molecule rapresent our planet and the modifications that people do with their action.
every sound is obtained from the registration of a natural sound and the users action make this sound more or less artificial.

23mar/100

Allo specchio

Indosso
un corpo istrione
per civetterie sincere
da camuffare

scappano
lacrime ladre
timidi sguardi
mimi imbarazzati

con ironia
addolcisco
errori testardi
capricciosa

e conservo
l’amaro sulle labbra
il tocco umido del pianto
sulla pelle.

Lu ©

rengim mutevellioglu ©

23mar/100

I Social Network: un Paese per vecchi

Articolo apparso sul n°33 di spotandweb.it di Mercoledì 24 Febbraio.

Il termine “social” è ormai sulla bocca di tutti. Persino la politica ha iniziato a farne uso per comunicare ai cittadini programmi elettorali e iniziative di partito: Social Network, Social Media, Social Media Marketing, Social Bookmarking, Social Advertising, Social Aggregator, Social game, social tagging, social search… ce n’è per tutti i gusti. Obama per esempio, ”The Internet President”, ha appena ribadito il suo impegno ad avvicinarsi al popolo americano sfruttando i social media. In particolare, Alec Ross, responsabile per l’innovazione nell’ufficio del Segretario di Stato Hillary Clinton, il mese scorso si è rivolto ad una platea di 30 giornalisti di tutto il mondo giunti a Washington per alcuni incontri organizzati dal Foreign Press Center affermando: “Il mondo sta cambiando velocemente e noi vogliamo cogliere tutte le opportunità di questa rivoluzione”. Ma non serve attraversare l’Atlantico per trovare esempi di politica 2.0, infatti anche in Italia ci stiamo dando da fare in questo senso: il blog di Di Pietro è tra i più seguiti e il Partito Democratico ha persino una Web TV “YouDem”.

Ma perché questo intensificarsi dell’uso degli strumenti 2.0 in contesti seri e impegnati se il mondo dei social è universalmente considerato come un mondo popolato da teenager? Forse perché questo è solo un vecchio stereotipo che ricerche e dati statistici hanno ormai sfatato.

Nell’immaginario collettivo i social network vengono visti come spazi dedicati a un pubblico molto giovane, in particolare gli early adopter di riferimento sono sempre stati i ragazzi delle scuole superiori o dell’università. Oggi, invece, ci si sta rendendo conto che tale assioma è falso. Twitter per esempio rappresenta un nuovo modello di successo per Internet: questa piattaforma ha avuto un aumento significativo di iscritti grazie alla popolazione tra i 35 e i 54 anni che, secondo i dati di Forrester Research, ha contribuito alla crescita complessiva del sito per il 60%. Un’altra prova della sua diffusione tra gli over 30 è data dalle attenzioni che il Governo inglese gli ha dedicato. È stata infatti appena pubblicata una guida per un uso intelligente dei post nella Pubblica Amministrazione: i cinguettii su Twitter ormai, integrano sempre più spesso le comunicazioni ufficiali e le istituzioni devono preoccuparsi della loro immagine social.

Un altro spazio dedicato in maniera inequivocabile agli adulti e che ha un enorme seguito è Linkedin: il portale dedicato a chi cerca e offre lavoro. Qui di adolescenti non c’è proprio traccia.

Guardando i dati diffusi da Pingdom.com, un portale dedicato alle ricerche di mercato e all’analisi delle tendenze sulla rete, emerge che, considerando diciannove tra i più diffusi social media nel mondo, il 25% degli utenti è nella fascia trai 35 e i 44 anni; questo significa che senza dubbio non sono i teenager a dominare la scena social, ma gli adulti.

Entrando più nel dettaglio, risulta che Bebo e MySpace  sono diffusi i più diffusi tra gli under 17, mentre il 64% degli utenti di Twitter e il 61% degli utenti di Facebook è over 35.

L’età media nei social network è 37 anni, in particolare 44 su Linkedin, 39 su Twitter, 38 su Facebook, 31 su My Space e 28 su Bebo.

A questo punto pare sia innegabile che la forbice degli utenti si sia allargata fino ad includere anche gli adulti, ma siamo sicuri che la social mania non abbia già contagiato anche i più piccoli? In realtà, anche questa è una domanda retorica. È di qualche giorno fa la notizia che Dubit, una marketing agency anglosassone, ha reclutato migliaia di ragazzini dai 7 anni in su per usarli come brand ambassador. Oltre a sponsorizzare i prodotti, i bambini sono una fonte preziosa di informazioni, poiché rispondendo a questionari di soddisfazione possono arricchire notevolmente le tradizionali ricerche di mercato. In cambio i baby-endorser ottengono una paghetta settimanale di circa 28€. Scontato il fiume di polemiche che ha sommerso l’agenzia.

Prima gli adolescenti, poi gli adulti, ora anche i bambini… e adesso a chi tocca?

Valentina Maggi ©

22mar/100

Attend!

non si passeggia per un mercato senza comprare niente... la gente lo nota insomma... e quindi dopo aver scorazzato tra le bancarelle del marchè d'aligre tutta contenta, e dopo essermi sentita mille occhi addosso contrariati della mia macchina fotografica penzolante mi allontano... passo da una piazzetta che momentaneamente è adibita a deposito dei vari commercianti che vi appoggiano casse cassette cassettine e tutta una enorme varietà di prodotti della terra non proprio freschi.
c'è un uomo di origini arabe che ha tutta l'aria di aspettare qualcuno o qualcosa... e io lo osservo per un sacco di tempo, ma lui per tutto il tempo guarda alla sua destra con l'aria impaziente... e io penso che potrei sedermi anche io ad aspettare. non so bene cosa aspetto, ma qualcosa anche io la sto aspettando, e magari se mi sedessi vicino a questo signore con la testa rivolta verso destra, ecco lo vedrei arrivare questo qualcosa questo qualcuno, e capirei finalmente se questa attesa lunghissima ha un senso di essere o se semplicemente è quell'alibi che mi do per non chiudere mai la porta.

Alice P.

aliceacconsente ©

21mar/100

Lost Things

21mar/100

Buzz vs Titanium: la sfida e’ aperta

Articolo apparso sul n°25 di spotandweb.it di Venerdì 12 Febbraio.

Facebook e Google sono in guerra, in una guerra senza esclusione di colpi. Entrambi mirano al prodotto perfetto. Ma raggiungere l’obiettivo prefissato non è per niente facile; sia perché la concorrenza è a livelli altissimi, considerate anche le inarrestabili evoluzioni della tecnologia a disposizione, sia perché la totale soddisfazione dell’utente è una condizione più vicina all’utopia che alla realtà. Ce la faranno a mettere d’accordo tutto il popolo della rete dirottandolo verso un unico strumento condiviso? E quale dei due contendenti riuscirà nell’impresa? Facilità d’uso, efficienza del servizio, intuitività del layout, stabilità della piattaforma, integrazione con altri servizi… Questi sono solo alcuni degli innumerevoli parametri di cui gli utenti tengono conto quando devono stabilire a chi spetta il primato di leader della rete. E, per ora, nessuno dei due ha ancora le carte in regola per salire sul podio.

Google ha incassato un brutto colpo con Wave che non sta dando i risultati sperati, anche se, in effetti, deve ancora essere implementato e diffuso in maniera uniforme. Il servizio nasce a maggio 2009 quando, durante la conferenza Google I/O, ne viene annunciata la creazione definendolo uno “strumento di comunicazione e collaborazione”. È stato pensato per riunire email, instant messaging, wiki e social network e racchiuderli in un’onda comunicativa UGC in real time. Per ora si tratta ancora di un prodotto di nicchia a cui si accede solo tramite invito.

Una feature che invece è stata lanciata sin dalle prime battute in modo massivo è Buzz. Questo nuovo servizio è l’ultimo ritrovato “social” legato al brand di Mountain View. Mentre per Wave era stata creata un’applicazione indipendente dalle altre marchiate Google, in questo caso si è scelto di inserire il nuovo servizio all’interno di Gmail, rivoluzionando il sistema di posta che tutti conosciamo. Così, il rischio di non suscitare l’interesse degli utenti è stato ridotto al minimo: trovandosi il nuovo Buzz nella casella di posta, nessuno avrebbe potuto ignorarlo. La scelta strategica ha avuto successo: a pochi giorni dal suo lancio questo nuovo strumento ha già fatto parlare di sé sia gli esperti, sia gli utenti comuni. E da questo punto di vista ha già battuto il predecessore Wave, di cui parlano solo nerd e geek.

Ma di cosa si tratta in realtà? I detrattori hanno già iniziato a descriverlo come un minestrone di Twitter, Yammer, Foursquare, Yelp e altri social network, servito con l’aspetto di FriendFeed. In realtà si tratta di uno stream di status update, immagini, links, video del network di riferimento integrabile con gli altri servizi della BigG come Flickr, Picasa, Google Reader e YouTube. Questo flusso di informazioni può essere privato o pubblico a seconda delle impostazioni di privacy inserite. Inoltre i messaggi possono essere geotaggati. Utilizzando questa funzione attraverso un palmare, uno smartphone o un iPhone e attivando la funzione Nearby si può scoprire quali sono i contatti nei paraggi o leggere i Buzz rilevanti sul luogo in cui ci si trova.

Facebook, però, non si arrende all’idea di perdere terreno nei confronti del rivale. Quindi, per contrastare i ritrovati social di Google, ha dato vita al progetto “Titanium” (o “Titan”, a seconda delle fonti). L’idea di base è di fornire ad ogni utente del social network una mail brandizzata con questa struttura: nomeutente@facebook.com. Così si andrebbe ad infrangere quella barriera virtuale tra chi è presente nel social network e chi invece ha scelto di non iscriversi. Questo nuovo servizio di mailing infatti non sarebbe riservato, come invece succede adesso, ai soli iscritti alla community, ma sarebbe in grado di inviare e ricevere mail anche da altri gestori di posta. Anche il nuovo layout del social network di Zuckemberg assomiglia sempre di più ad una casella di posta e si allontana da Twitter e compagni.

In questo senso si muove anche il progetto Facebook Lite, che in pochi conoscono ma che è presente sul mercato da qualche mese, un’alternativa semplice e leggera al social network che siamo abituati ad utilizzare ogni giorno. É stato pensato soprattutto per chi ha una banda più lenta e per chi si connette tramite cellulare. Non si caricano le pagine, ci vuole troppo tempo per pubblicare foto, condividere link e soprattutto chattare? O magari è uno di quei giorni in cui Facebook restituisce continuamente quel fastidioso messaggio di errore “Oooops!”? Il modo più rapido per rimanere in contatto con gli amici e colleghi di lavoro ma anche con i membri della famiglia è questa versione alleggerita della community.

Ma sarà la posta che diventa social o il social network che diventa posta ad evolversi fino a diventare il prodotto perfetto a cui tutti gli utenti ambiscono?

Valentina Maggi ©

20mar/100

Sao Paulo de muitos

São Paulo de muitos from ciadefoto on Vimeo.

20mar/100

Facebook, la cartina al tornasole della felicita’

Articolo apparso sul n°28 di spotandweb.it di Mercoledì 17 Febbraio.

Il trattamento dei dati sensibili su Facebook è da sempre uno dei protagonisti principali delle discussioni riguardanti i social network. Le impostazioni della privacy, infatti, sono state oggetto di numerosi scontri tra le associazioni dei consumatori e gli sviluppatori della piattaforma. Le prime sostengono che la riservatezza dei dati degli utenti deve essere tutelata in modo molto più rigido rispetto a quello che succede oggi, mentre Mark Zuckerberg, il fondatore di Facebook ha una visione più “elastica” del problema. Intervistato il mese scorso da Micheal Arrington di TechCrunch, il venticinquenne amministratore delegato ha spiegato che se dovesse progettare un nuovo Facebook non si farebbe scrupoli ad eliminare tutti i filtri e le opzioni di condivisione.
Il motivo di questo accanimento è chiaro a tutti: Facebook costituisce un’inesauribile miniera di dati sulle abitudini di acquisto e di comportamento degli utenti. Questo patrimonio ha un enorme valore per le aziende, che fanno tesoro dei dati per poi sfruttarli nella definizione delle strategie di marketing. Ma anche i sociologi possono avvalersi di questi strumenti per analizzare le dinamiche della società contemporanea.
Facebook infatti, con la sua diffusione omogenea sia sul territorio sia nei vari strati della popolazione, è una valida cartina al tornasole delle dinamiche sociali. Proprio per questo già da Settembre 2007 il team di analisti del social network aveva iniziato a studiare un sistema di analisi degli status update. In particolare si sono soffermati sull’individuazione di un sistema di misurazione dell’umore chiamato USA Gross National Happiness Index. Hanno scelto di utilizzare un software linguistico già collaudato, il Linguistic Inquiry and Word Count , adattandolo alle proprie esigenze. Questo programma analizza i riferimenti alle proprie emozioni, ma anche insulti o indicazioni sull’alimentazione, sulla religione… Alcuni esempi positivi sono “happy”, “yay” e “awesome”, alcuni negativi sono “sad,” “doubt” e “tragic”. Il metodo non è infallibile e i dibattiti riguardanti l’attendibilità di queste ricerche sono già infuocati, ma presi con il beneficio del dubbio anche i risultati forniti dall’applicazione GNHI possono suggerire spunti di riflessione.
In occasione di San Valentino, per esempio, sono stati pubblicati studi a dir poco curiosi. Lisa Zhang, studentessa dell’Università di Waterloo, stagista presso il team Facebook, ha redatto una nota sul sito ufficiale del social network in cui espone le sue scoperte. La Festa dell’Amore, che dovrebbe essere il tripudio della felicità e della passione, in realtà spicca tra le altre feste per il ridotto numero di status positivi: tra tutte le feste celebrate negli USA, San Valentino supera soltanto la Festa del Papà in quanto a “grado di felicità” dei post pubblicati.
Un altro aspetto molto interessante dell’analisi appena pubblicata riguarda il rapporto tra grado di felicità e situazione sentimentale degli utenti. È stato riscontrato infatti che gli utenti sposati sono incredibilmente più felici di quelli impegnati, che a loro volta stanno molto meglio rispetto ai single. Inoltre, le donne sono più propense a dichiarare di far parte di una coppia aperta rispetto agli uomini. Gli uomini, poi, sono molto più contenti rispetto alle donne quando sono sposati o coinvolti sentimentalmente, mentre sono molto più insoddisfatti quando sono fidanzati. Per quanto riguarda la comunità di single, il 30% è di sesso femminile, mentre il 40% maschile.
Ma chi sono i più tristi in assoluto? Gli utenti che scelgono di non esporre il loro status sentimentale sono senza dubbio i più depressi: queste persone sono risultate più negative del 50% rispetto a chiunque altro.

Che la condivisione con gli amici di idee, sentimenti ed esperienze porti a esorcizzare i problemi è risaputo, ma che questo meccanismo funzionasse anche nel virtuale e che fosse misurabile in modo così immediato è una novità. Ma ci sarà davvero un rapporto tra il grado di felicità espresso negli status e le informazioni pubblicate sul profilo? Agli psicologi l’ardua sentenza!

Valentina Maggi ©

18mar/100

Pivot

Pivot from Pivot on Vimeo.

When a man is witness to a murder and takes pictures of the killer, he has to run for his life. During the chase he is able to turn the tables and the prey becomes the hunter. All resulting in an unfortunate ending.

The film is designed and animated by: Kevin Megens, Floris Vos, Arno de Grijs, André Bergs
Music and sound design by Alex Debicki
Script by Jan Eduards
Produced by il Luster Productions 2009

For more info visit: www.pivotthemovie.com

18mar/100

Sonar

Sonar from Renaud Hallée on Vimeo.

Rhythmic cycle w/ abstract animation.

Basic keyframe animation using flash, without scripting.

Official selection:

Annecy International Animation Film Festival - Out of competition

Sommets du cinéma d'animation de Montréal: Quebec-Canada

Festival des Films de la Relève

17mar/100

Le nuove frontiere della musica… social!

Articolo apparso sul n°19 di spotandweb.it di Giovedì 4 Febbraio.

Che la musica sia un aggregatore sociale non è una novità. Il suono dei tamburi e i canti intonati dagli uomini primitivi, infatti, non solo avevano funzione propiziatoria e religiosa, ma riflettevano anche la necessità delle persone di sentirsi parte di un gruppo, con un’identità ben definita e strutturata.
Il bisogno di appartenenza è ciò che i sociologi chiamano un “universale culturale”, un bisogno legato alla dimensione biologica, psicologica e sociologica dell’uomo che ha sempre caratterizzato la natura umana fin dalle origini e che non ha mai smesso di determinare almeno in parte le scelte degli individui.
Ciò che stupisce è che oggi sono le più moderne tecnologie a soddisfare, anche se non del tutto, questa primordiale necessità. L’incredibile successo delle community online ne è la prova. Ce ne sono di ogni genere: dedicati al beauty, allo sport, al cinema… Ma è la musica che, più di ogni altro tema, ha trovato terreno fertile nei social network.
Il celebre MySpace, per esempio, fondato nel 2003 e approdato in Italia nel 2006, si è ben presto contraddistinto dalle altre community, sia per la struttura ricca e articolata (offre ai suoi utenti blog, profili personali, gruppi, foto, musica e video con notevoli possibilità di personalizzazione) sia perché è stato il trampolino di lancio di artisti musicali ormai in vetta alle classifiche, come Lily Allen e gli Arctic Monkeys. Lo scambio di musica, il download di pezzi inediti e l’intrecciarsi di rapporti tra musicisti più o meno conosciuti sono state alcune tra le più importanti leve che hanno portato questo social network al successo.
Ma, mentre MySpace è nato come aggregatore sociale di carattere generalista, LastFM si può fregiare del titolo di più grande community a tema musicale. L’utente può crearsi un profilo molto dettagliato selezionando le canzoni preferite e archiviandole in una pagina personale, dove le troverà sempre a sua disposizione. Inoltre il sistema, attraverso l’analisi delle librerie, è in grado di suggerire brani affini a quelli preferiti, invogliando l’utente a conoscere nuovi artisti e ad allargare i suoi orizzonti musicali.
La vera novità, però, è un social network dedicato alla musica completamente made in Italy: Thounds. Si tratta di una piattaforma che ha l’obiettivo di catturare l’ispirazione musicale degli utenti; con il sistema di registrazione live integrato basta un semplice microfono per fermare quelle note o quella melodia che abbiamo in testa e a cui non riusciamo a dare una forma precisa. Altri utenti interessati alla nostra idea possono apportare aggiunte o modifiche personali, rendendo il progetto sempre più articolato e concreto. Il risultato finale potrebbe proprio essere la composizione di un brano musicale di persone che non si conoscono ma che si sono lasciate ispirare dalle stesse note. L’idea di Francesco Fraioli, Davide Bartolucci e Gian Maria Girardi di coniugare pensiero e suono (thought and sounds) è sicuramente molto ambiziosa perché presuppone la volontà degli utenti di mettersi in gioco e di condividere idee e progetti.
Questa sfida che Thounds offre è il valore aggiunto che lo contraddistingue dagli altri social network a tema musicale. Qui, non solo l’utente è spinto a creare contenuti UGC, a dare il suo contributo personale alla comunità, ma è anche incoraggiato a collaborare attivamente con altri utenti per creare qualcosa di nuovo e originale. Siamo andati ben oltre il semplice upload di foto e video.
E qual è il modo migliore per soddisfare il bisogno di sentirsi parte di una comunità se non quello di parteciparvi attivamente per definirne l’identità?

Valentina Maggi ©

17mar/100

Older Magnetosphere/Turbulence/Nebula render

Older Magnetosphere/Turbulence/Nebula render from flight404 on Vimeo.

16mar/100

Nokta .

Nokta . from Onur Senturk on Vimeo.

Client: Self-Initiated

Role: Art Direction, Design, Animation, Compositing

Date: February 2010

Format: Short Film 1024*576 Widescreen Pal

Sound: ECHOLAB Gavin Little

Nokta (Dot) is an abstract film project which is an improvisation of organic pieces while considering themes like power, chance and luck.

I also wanted a perspective that can be subjectified by

viewers.

'I see some correspondence between the foundation of universal harmony on elliptical orbit and the predilection for the elliptic forms in Baroque architecture. In both cases harmony is still defined as unity within multiplicity, but it ceased to be static, namely, harmony expressed in one ideal geometrical form, and became so to speak dynamic. What was previously regarded as the deviation from the ideal form, was comprehended for the first time as an integral part of the form, or form of forms, which are capable of endless transitions one into another. ' [Amos Funkenstein, The Dialectical Preparation of Scientific Revolutions. On the Role of Hypothetical Reasoning in the Emergence of Copernican Astronomy and Galilean Mechanics.]

16mar/100

Erebus

Erebus from Georgios Cherouvim on Vimeo.

There used to be a small but beautiful blue rock somewhere within the vast void of the universe. Life appeared on its crust relatively fast and as usual through out the evolution, one of the species dominated the rest, by forming complex societies to overcome its primordial survival needs. The dominant inhabitants progressed technologically, excelled in many different fields within their closed society and managed to build establishments on every corner of the planet's terrain. But during the process of solving these initial problems and building their dream utopia, more problems would arise faster than before, making their daily lives gradually more and more complicated. The time came when their overcomplicated society demanded so much devotion, that they stopped questioning other, more fundamental issues. It was then, when they even stopped looking up the sky. The sky that used to inspire and guide them will now bring them disaster and Erebus.

16mar/100

I corollari di Kelly

Corollario della costruzione: una persona anticipa gli eventi costruendone le repliche. Kelly ha sottolineato il fatto che la replica è qualcosa che emerge dalla nostra interpretazione. Ogni volta che, ad esempio, ascoltiamo un brano di musica, anche se sono stati usati strumenti differenti, se è stata cambiata la chiave, o il ritmo e così via, noi riconosciamo, tuttavia, il tema melodico replicato.

Corollario dell’individualità
: le persone differiscono l’una dall’altra nella loro costruzione degli eventi. Ognuno di noi vede la sua situazione attraverso gli occhiali del suo sistema personale di costrutti. Differiamo dagli altri nel modo in cui percepiamo e interpretiamo una situazione, in ciò che consideriamo importante rispetto ad essa, in quelle che consideriamo le sue implicazioni, nella misura in cui è chiara od oscura, minacciosa o promettente, desiderata o imposta. Questo enunciato implica, fra le molte altre cose, che quando le persone vengono considerate simili non è necessariamente perché hanno avuto le stesse esperienze, ma perché hanno dato le stesse interpretazioni alle esperienze che hanno avuto.

Corollario dell’organizzazione: ogni persona sviluppa in modo caratteristico, per la sua convenienza nell’anticipare gli eventi, un sistema di costruzione che comprende relazioni ordinali fra costrutti. Il termine “sistema” implica che i costrutti di una persona sono interconnessi. In questo caso Kelly sottolinea il fatto che la relazione è spesso di inclusione, di comprensione. Per alcune persone, ad esempio, il costrutto “jazz tradizionale” contrapposto a ”jazz moderno” può essere compreso come implicazione subordinata del costrutto “jazz buono” contrapposto a “jazz cattivo”.

Corollario della dicotomia: il sistema di costruzione di una persona è composto di un numero finito di costrutti dicotomici. Qui Kelly sostiene che è più utile considerare i costrutti come aventi due poli, uno di affermazione e uno di negazione, anziché come concetti o categorie di tipo unipolare. La maggior parte delle persone riconosce la bipolarità quando viene esplicitamente etichettata: nero contrapposto a bianco, su contrapposto a giù, simpatico contrapposto ad antipatico, concreto contrapposto ad astratto e così via.

Corollario della scelta: in un costrutto dicotomico le persone scelgono per sé quell’alternativa per mezzo della quale anticipano l’elaborazione del loro sistema. Se le persone sono occupate ad anticipare gli eventi e se lo fanno sviluppando dei sistemi di costrutti personali allora si muoveranno in quelle direzioni che per loro sembrano avere più senso, cioè le direzioni che elaborano i loro stessi sistemi ai costrutti. Kelly ha fatto notare che questa elaborazione può assumere la forma della “definizione”, confermando in miglior modo aspetti dell’esperienza già abbastanza costruiti o dell’“estensione”, allargando il campo del sistema attraverso l’esplorazione di nuove aree che sono state comprese solo in maniera molto parziale.

Corollario del campo: un costrutto è idoneo ad anticipare soltanto un numero finito di eventi. Il corollario deriva dall’affermazione originale che i costrutti sono bipolari e di numero finito. Kelly ha utilizzato il termine “fuoco di pertinenza” per indicare quelle cose con cui un costrutto è stato specificatamente sviluppato. Il campo di pertinenza comprende tutte quelle cose alle quali le persone potrebbero trovare pertinente il costrutto.

Corollario dell’esperienza: il sistema di costruzione di una persona varia a mano a mano che essa costruisce la replica degli eventi. La teoria dei costrutti personali implica che le persone si sviluppano continuamente. Un sistema di costrutti riferisce la guida di vita di una persona ed è una teoria sottoposta a continue verifiche: è il deposito di ciò che le persone hanno appreso, un enunciato dei loro intenti, i valori per cui vivono e la bandiera sotto la quale combattono. Noi modifichiamo i nostri sistemi di costrutti sulla base dell’accuratezza delle nostre anticipazioni. Qualche volta queste previsioni si dimostrano corrette, qualche volta vengono deluse o si dimostrano del tutto irrilevanti rispetto allo sviluppo degli eventi. L’ipotesi di Kelly che i sistemi di costrutti cambino rapidamente o lentamente, in rapporto all’esperienza, fa della sua psicologia una teoria essenzialmente dinamica.

Corollario della modulazione: la variazione nel sistema di costruzione di una persona è limitata dalla permeabilità dei costrutti entro il cui campo di pertinenza giacciono le varianti. La psicologia di Kelly è una psicologia del cambiamento. Egli considera una persona come una “forma di movimento” e non come un oggetto statico spinto al movimento. Il corollario della modulazione suggerisce dei parametri per il cambiamento, infatti, il costrutto “permeabile-impermeabile” si riferisce al grado in cui un costrutto può assimilare nuovi elementi all’interno del suo campo di pertinenza, generando nuove implicazioni. Sia i costrutti permeabili che quelli impermeabili sono utili in determinati contesti, ma il corollario della modulazione sottolinea come uno dei maggiori pericoli sia proprio quello di rimanere inchiodati ad una particolare decisione.

Corollario della frammentazione: una persona può impiegare, di volta in volta, una varietà di sottosistemi di costruzione che sono deduttivamente incompatibili gli uni con gli altri. Kelly fa qui riferimento ad un altro parametro di cambiamento,  sottolineando come esso non deve essere “logico” nel senso stretto del termine. Un sistema di costrutti è una gerarchia ed anche una serie di sottosistemi che hanno differenti campi di pertinenza; pertanto, possono essere tracciate delle conclusioni sulle stesse serie di eventi a livelli non direttamente coerenti gli uni con gli altri.

Corollario della comunalità: nella misura in cui una persona impiega una costruzione dell’esperienza simile a quella impiegata da un’altra, i suoi processi sono psicologicamente simili a quelli dell’altra persona. Questo è il complemento del corollario della individualità e sottolinea il fatto che le persone non sono simili né perché hanno sperimentato eventi simili, né perché manifestano all’apparenza un comportamento simile e né, ancora, perché utilizzano le stesse etichette verbali, ma le persone sono simili perché costruiscono in maniera simile e, quindi, sono simili rispetto agli eventi che per loro hanno lo stesso significato. Il suddetto corollario è, tuttavia, connesso a tematiche culturali; così, possiamo astrarre certe caratteristiche comuni, osservate in certi gruppi di individui e dare loro il nome di “culture” proprio in virtù di queste somiglianze e differenze riscontrate.

Corollario della socialità: nella misura in cui una persona costruisce i processi di costruzione di un’altra, può giocare un “ruolo” in un processo sociale che coinvolge l’altra persona. Si tratta di un corollario chiave in quanto ribadisce che l’interazione interpersonale è nei termini della comprensione reciproca. Assumere, però, che le persone  possono interagire solo quando hanno dei sistemi di costruzione simili o quando sono, in qualche senso, persone simili, è una cosa completamente diversa, poiché si può interagire e giocare per lungo tempo con un bambino anche avendo sistemi di costrutti diversi. Ognuno di noi, in base alle nostre idee sui sistemi di costrutti di altre persone, gioca con esse un ruolo in un processo sociale. Viceversa, se non riusciamo a capire le altre persone, cioè se non riusciamo a costruire la loro costruzione, allora possiamo fare delle cose a loro, ma non metterci in relazione con loro.

15mar/100

La struttura della teoria dei costrutti personali

La teoria è formalmente costituita da un postulato fondamentale e da undici corollari.
Postulato fondamentale: i processi di una persona sono psicologicamente canalizzati dai modi in cui essa anticipa gli eventi. La direzione del suo movimento e, pertanto, la sua motivazione, porta ad una migliore comprensione di ciò che accadrà. Questo postulato rappresenta il tentativo di Kelly di stabilire in che cosa una persona è impegnata. Egli, infatti, sostiene che una persona è impegnata a capire la sua natura e la natura del mondo e a verificare quanto questa comprensione la guida e le permette di vedere nel futuro a breve e a lungo termine. Così, il modello di persona della teoria dei costrutti personali è lo scienziato. Nel dire che tutti sono degli scienziati, Kelly non sostiene evidentemente che tutti indossino dei camici bianchi o che tutti parlino in gergo scientifico, ma che noi tutti abbiamo la nostra visione del mondo, la nostra teoria, con le nostre aspettative di ciò che accadrà in determinate situazioni e che il nostro comportamento è un continuo esperimento con la vita. Per Kelly, la scienza ha la stessa caratteristica centrale dell’arte, cioè l’immaginazione.
Questo postulato fondamentale è la risposta di Kelly al problema se sia la natura o l’educazione a determinare la nostra vita. La risposta della teoria dei costrutti personali è che reagiamo al nostro ambiente così come lo vediamo o, per dirla altrimenti, che elaboriamo la nostra natura nei termini di un mondo esterno reale. Gli obiettivi e le tematiche sono personali, ma possono essere perseguiti solo nella misura e nel modo in cui capiamo la realtà esterna.

15mar/100

15 minutes exhibition

15 minutes exhibition from Renato Vallone on Vimeo.

15 MINUTES EXHIBITION: um curta-metragem produzido pelo Ateliê da Imagem em parceria com o ArtSalon com fotografias que integram a obra de 47 artistas renomados (brasileiros e estrangeiros), com direção da italiana Claudia Buzzetti, pesquisadora e crítica de fotografia, trilha sonora produzida pelo DJ Nado Leal e edição de Renato Vallone. O projeto foi apresentado em setembro de 2009 na abertura da noite de projeções oficiais do Festival Paraty em Foco, em outubro de 2009 no Projeto Sexta-Livre, no Ateliê da Imagem e em fevereiro de 2010 na Galeria Hirondelle, em Nova Iorque. Participam do projeto os brasileiros: Alexandre SantAnna, Antonia Dias Leite, Bruno Veiga, Cia de Foto, Claudia Tavares, Dani Soter, Daniela Dacorso, Duda Carvalho, Felipe Hellmeister, Guy Veloso, Iatã Cannabrava, João Castilho, Julia Dias Leite, Julio Bittencourt, Leonardo Ramadinha, Luiz Braga, Luiza Baldan, Marcelo Correa, Marco Antonio Portela, Marcos Bonisson, Marcos Prado, Marina Marchetti, Patricia Gouvêa, Pedro David, Pedro Motta, Renan Cepeda, Ricardo Fasanello, Rosangela Rennó, Thiago Barros, Vicente de Mello, Vik Muniz e Walter Firmo. Os convidados estrangeiros são: Adou (China), Alberto Garcia-Alix (Espanha), Dalia Khamissy (Libano) , Edgar Martins (Portugal), Emma Livingston (Reino Unido), Esteban Pastorino Diaz (Argentina), Fuad Elkhoury (Libano), Irene Maria Di Palma (Italia), Jiang Pengy (China), Li Lang (China), Lorenzo Castore (Italia), Massimo Sciacca (Italia), Michal Chelbin (Israel), Tinko Czetwertynski (Belgica), Zhu Hongling (China).

15 MINUTES EXHIBITION is a vídeo-exhibition made with photographs that integrates the work of 47 artists from 10 diferent countries including Vik Muniz, Rosangela Renno, Lorenzo Castore, Adou, Alberto Garcia-Alix, Michal Chelbin and others. The Project was produced by ArtSalon and Ateliê da Imagem, curated by the Italian critic and researcher, Claudia Buzzetti, featuring an original soundtrack by DJ Nado Leal, and edited by Renato Vallone. 15 Minutes Exhibition was lauched in September during the International Photography Festival, Paraty in Foco and presented in October at Ateliê da Imagem, Rio de Janeiro, Brazil. In 2010, the Project will be presented in other cities in Brazil, such as São Paulo, Fortaleza, Porto Alegre and Belém.