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In questo gioco
di vecchie emozioni
da restaurare
ho scommesso
un equilibrio
impossibile
senza l’unione
degli estremi:
il sentimento
e l’oblio,
ed ho perso
in partenza.
Lu ©
Santu Diavulazzu

iu ricu ca si voli
l'omu sapi essiri impistatu comu n'diavuluni
iu ricu ca si voli
l'omu ti fa sentiri cuntentu
comu quannu u cielu ie supra i tia
isi a testa, rapi l'occhi e ti n'accorgi
l'omu ie fimmina
dda fimmina ca circamu tutti
l'omu ie oru, sulu si lu voli
ie oru in carni e ossa
ie meli i zagara, ambra d'urienti
iu scavu, scavu, scavu
cercu d'arma ca vosi u Signuri
du tisoru ammucciatu, vurricatu comu n'mortu
viru mali, sintenzi, iastimi e lurdumi
a copriri l'autra facci ra miraghia
splindenti comu u nostru suli
viru chiddu ca Diu nnun voli
stu munnu rici
omu quantu si pisanti
arrenniti e cancia
ppu beni tò e l'arma di li santi
t © 2009
Mare dentro

Azzurro su azzurro,
lieve la follia e placido l’orizzonte.
Irrequieta la riva trasporta i suoi malcontenti,
che l’animo tramuta oggi, solo per ora.
Concilio calma e invidia in un’oasi che scompare
mentre il mare plagia le menti
e dove i malcontenti trovano dimensione e ragionevolezza.
Una nave in lontananza mi fa naufrago di me stesso,
scomparendo nella magia che cattura soltanto la mia nitida impressione.
Povero tu che cerchi calma nel mare,
il suo irrequieto sorriso s’infrange fra noi,
che nel suo tepore cerchiamo riparo.
Una donna ci dà se stessa
e noi in lei troviamo un tetto per le nostre intemperanze.
E pazzo uno di loro che illude la poesia
ad un esito tanto compromettente quanto irrequieto.
Corse in lungo e in largo invadono il suo corpo insieme a necessità d’infinito,
che danno brio ad un tiepido mattino,
che rinuncia al sonno perché crede in lui un simulacro di una filosofia di vita.
E adesso vado via, oh mare!
Anche tu ti plachi davanti alle necessità di un amico,
che riceve musica per un animo che trasforma in virtù
quello che la tua natura plagia in nostro favore.
Gli occhi gonfi e l’animo ribelle catturi alle tue smisurate superbie
in un sistema che circonda noi e te ad un bicchiere elevato,
segno di un brindisi, che fa parte di quello che hai sempre voluto dirci.
Oggi ti guardo, qualcosa di te trasformato in me ingloba la tua essenza.
Oz ©
Trapassato prossimo
Avevo pensato a viaggi straordinari, a partenze volute per la rinascita di noi stessi. Avevo pensato alla mia vita completamente svuotata dal dolore e avevo pensato a viaggi, nuovi orizzonti, nuove stelle e dolce fluttuare di schiume che s’imbattevano a prua della mia nave verso la speranza.
Avevo immaginato di quel vento che smuoveva la mia coscienza, mentre la luna fumava i vapori di una nave, che, anche lei in completa solitudine, la invitava ad un prossimo incontro. Avevo immaginato le mie lacrime scendere libere e contente, finalmente tornavano alle loro origini, tornavano alla loro sorgente, in fondo agli abissi, dove nessuno le avrebbe mai e poi mai toccate.
Avevo sentito di una donna che, innamorata della vita, si decise a morire per lei e l’aveva fatto in un leggiadro volo tra quelle acque scure e tetre. Avevo sentito dalla gente che quella donna sapesse tanto sul conto della vita: lei era morta per amore.
Avevo parlato con la notte: mi disse soltanto che non aveva mai visto niente di così vero. Avevo parlato con il mare, venne a dirmi che le sue schiume avevano accolto con grazia il suo volo. Mi disse: <<Il vento spinse quella donna ad un volo così leggiadro, che come ben puoi sapere ancora oggi lei sorvola le mie acque, si fa cullare dalle mie braccia e poi riparte. Ascolta, lei vola sempre, non scorgi le sue ali, non vedi il suo volto, guardala bene! Quando la cerchi lei ti si presenta davanti e la puoi intravedere volare da lontano, giungere a te e posarsi accanto con un soffice gesto di libertà>>.
Oz ©
La vita nel bosco

Alberi, rami e fronde spioventi
sarà forse questo che apre le menti
scoiattoli, picchi, buchi nei tronchi
la vita sta anche negli angoli monchi
cammino, rifletto, immerso nel verde
passa anche l'orso mi vede e mi perde
scappo, mi celo, in un cespuglio
uscirò mai da questo garbuglio?
r.s. ©
Non si trascende la realta’ senza viverla fino in fondo
Pensieri che creano pensieri.
Chi rovista nel blog di Oz e non manca di aggiornarsi avrà letto il post intitolato Shangri-La di Angelo P.
Le parole di Grahm Bell fanno da incipit a Shangri-La : <<Non andare mai sulla strada tracciata perché ti conduce unicamente fin dove altri sono già stati>>. Come spiega Angelo P. “Bell sembra concepire la scoperta come il percorrere un terreno sempre nuovo, allo scopo di arrivare in posti vergini”. Bell esclude la possibilità di scovare nuove tracce lungo un percorso già battuto tante volte: la ricerca del nuovo deve mirare a un terreno più fertile, deve cambiare direzione per non incappare nei soliti indizi.Consideriamo l’aforisma di Bell sul piano esistenziale: se la monotonia vi dà la nausea, se persistete in uno stato d’insoddisfazione per un contesto che non dà stimoli e ha smesso di interessarvi, allora cambiate aria. Logico.
Ma nei fatti? Non è facile.
Riflettiamo. Come svincolarsi da un contesto sociale che è il risultato complessivo di tutte le nostre scelte passate, la conseguenza delle nostre azioni? Dal presente, dalle conoscenze e consapevolezze, dai doveri, dalle abitudini ed i piaceri che comprende, non ci si può svincolare seduta stante, come se fosse possibile liberarsi dell’eredità del passato e non esserne condizionati, influenzati . Anche volendo cambiare il nostro contesto sociale ci trascineremo dietro gli schemi interpretativi che deriviamo dalla nostra esperienza. Quindi, da un lato abbiamo alle spalle un passato che ha determinato il nostro presente e che risulta immodificabile perché non si può tornare indietro ad alterare le carte; dall’altro l’esigenza del nuovo, del taglio radicale, dell’episodio rivoluzionario, del cambiamento stimolante.
Attenzione: l’esistenza di una forma mentis da cui è impossibile prescindere nella ricerca del nuovo – in alternativa professiamo il lampo di genio – non esclude la ricerca stessa.
Bisogna creare servendosi dell’esperienza. Si può conciliare l’esigenza del nuovo e la difficoltà di sradicarsi da un determinato contesto mirando a un’etica produttiva, creando nel proprio intimo una nuova Shangri-La, una dimensione ideale, sovratemporale, di valori che conservano il gusto del nuovo, inalterati nella loro bellezza, eterni. Una dimensione interiore, un riparo nel quale rifugiarsi in ogni momento e rimanere a proprio agio.
Il riferimento all’esperienza è inevitabile: non si può creare un nuovo paradigma esistenziale con cui orientasi senza analizzare l’esperienza e trarne delle consapevolezze di vita.
Ma non pensiate che l’esperienza sia una sorta di galateo delle buone maniere o un dizionario dell’essere con tanto di definizioni per ogni circostanza. Per apprendere dall’esperienza, per ricavarne valori ideali, è necessario viverla in prima persona, <<viverla fino in fondo>>, sperimentare i rapporti di causa-effetto, capire la logica delle nostre azioni. Per costruire un paradigma esistenziale bisogna mettersi in gioco in prima persona, senza mediatori, essere padroni dei propri pensieri e delle proprie azioni, esserne sempre coscienti. Altrimenti, non riuscirete a identificarvi coi risultati dell’esperienza, in qualsiasi tempo.
Scrive Carlo G. Argan, storico dell’arte : <<Non si trascende la realtà senza viverla fino in fondo>>.
Concludo con un brano tratto da Siddharta, di H. Hesse, perché sia la forza comunicativa dell’arte a fondare l’importanza di un mondo ideale interiore.
"Sempre ritornava dalla bella Kamala, apprendeva l'arte dell'amore, praticava il culto del piacere, nella quale più che in ogni altra azione dare e avere si fanno una cosa sola; discorreva con lei, imparava da lei, le dava consigli, ascoltava consigli. Ella lo comprendeva ancora meglio di quanto l'avesse un tempo compreso Govinda; era più simile a lui. Una volta egli le disse: <<Tu sei come me, sei diversa dalla maggior parte delle altre persone. Tu sei Kamala, e nient'altro, e in te c'è un silenzio, un riparo nel quale puoi rifugiarti in ogni momento e rimanervi a tuo agio; anche a me succede così. Ma poche persone posseggono questa dote, sebbene tutti potrebbero averla>>.
<<Non tutti gli uomini sono intelligenti>> disse Kamala.
<<No>> disse Siddharta <<non si tratta di questo. Kamaswami è tanto intelligente quanto lo sono io, eppure non ha alcun rifugio in se stesso. Altri lo posseggono, eppure in quanto a ragione sono bambini. La maggior parte degli uomini, Kamala, sono come una foglia secca, che si libra e si rigira nell'aria e scende ondeggiando al suolo. Ma altri, pochi, sono come stelle fisse, che vanno per un loro corso preciso, e non c'è vento che li tocchi, hanno in se stessi la loro legge e il loro cammino>>."
Lucrezia F.
La luna e i falo’

I racconti della notte invogliavano la gente a restare, a sedersi ancora un po’, intorno al calore di un dolce fuoco tra i vermigli di una foresta. I loro cammini erano giunti all’incontro beffardo di chi ha vagato per trovare se stesso e si è ritrovato in compagnia, nel bel mezzo di eroi in battaglia, fughe a cavallo, castelli, macerie, danze, amori, vite leggiadre e mistiche percezioni. Il segreto del bosco calava come un lieve velo sui loro occhi e la luce, madre del perfido barlume di schioppi, sembrava attanagliarsi mentre tra risa e racconti e gente che burlava si udì di soppiatto il vento: spirava da nord e le sue gesta coprirono di foglie secche la gente di quel luogo, che ormai pronta al prossimo destino anticipava il sonno, per non vedere che, davanti a lei, gli altri se ne andavano contenti verso l’ignoto. La paura lasciava posto al silenzio, non conscio anch’egli che aspettava l’ignoto, perché nessuno aveva spiegato lui che un grido, che avrebbe invocato: <<L’amore è per sempre>>, l’avrebbe soffocato, fino a farlo tacere accanto alle spoglie di quegli altri uomini, oramai già in viaggio.
Oz ©
Il sentiero per Shangri-La
Pensieri che creano pensieri.
"Non andare mai sulla strada tracciata perché ti conduce unicamente fin dove altri sono già stati". Grahm Bell
Il pensiero di Grahm Bell, logico, condivisibile e affascinante in prima lettura, ha delle implicazioni fuorvianti e pericolose se analizzato in profondità. Bell sembra concepire la scoperta come il percorrere un terreno sempre nuovo, allo scopo di arrivare in posti vergini. Vi invito a pensare a quanti particolari, che nessuno aveva notato prima, si possono scorgere anche in una metropoli nell'ora di punta. Il cammino di Santiago è una strada percorsa giornalmente da migliaia di persone, ha per questo esaurito la sua aura di spiritualità o la sua carica simbolica? L’aforisma di Bell presuppone una visione del mondo basata sull'obiettivo, ma molti di noi danno più importanza al percorso, al viaggio fatto e non al punto di arrivo. Il come si fa un viaggio non è necessariamente legato al percorso che si segue; questo può anche essere stato tracciato da altri, ma TU lo percorri a modo tuo. E poi, quale percorso è sempre uguale a se stesso? <<Non puoi immergerti nello stesso fiume due volte>> diceva Eraclito, perché le acque di quel fiume saranno già cambiate; un suo alunno (Cratilo) era ancora più estremo e diceva: <<Non solo non puoi immergerti due volte nello stesso fiume, ma neanche una! Perché non solo il fiume è già cambiato ma anche tu sei già cambiato! Tutto è in continuo divenire>>. Pensate a quando rileggete un libro, ogni volta ne cogliete aspetti diversi, provate sensazioni differenti, lo capite in maniera diversa. Con le parole di Gadamer "Quando si comprende, si comprende diversamente". Bell sembra concepire la scoperta rivoluzionaria come unica fonte di nuova conoscenza; invece, il nuovo sapere è anche e soprattutto frutto del lento cumularsi e sedimentarsi di vecchio sapere: "Se ho visto più lontano, è perché stavo sulle spalle dei giganti" è un tributo che Isaac Newton fa ai suoi predecessori, Newton non un bibliotecario erudito qualsiasi! Certo ci vuole anche chi faccia quel salto rivoluzionario per cambiare totalmente gli schemi, i metodi, le pratiche, in una parola il paradigma esistente. E comunque non possono farlo tutti, aggiungo io: <<A volte seguire un percorso già tracciato è un bel modo di godersi il panorama, l'aria fresca, la compagnia senza dover troppo pensare a intraprendere una nuova strada con l'angoscia di perdersi, il rischio di cadere in dirupi, di fare cattivi incontri. Molto probabilmente non scoprirete una nuova Shangri-La, salvo magari averla costruita dentro di voi durante un viaggio in quel banale sentiero già battuto così tante volte>>.
Angelo P.









