“Dicono che”
Abituati come siamo ad un movimento continuo e stressante di pensieri e parole, fermarsi un momento e non trovare da fare e da pensare può sembrare un paradosso nefasto, sconcertante, una noia nauseante a tal punto che era preferibile quella stanchezza formattata d’impegni da cui non vedevamo l’ora di disintossicarci fino ad un attimo prima di fermarci e riposare. Il panico: e che? non ho niente da fare? Allora chi con prontezza salvifica, chi dopo una lunga serie di lamentele, tutti troviamo un qualcosa da fare per impegnare questo tempo che… altrimenti che ci sta a fare?
La selezione mica è difficile, c’è sempre qualcosa che desideriamo fare e centrare come un obiettivo a cui tendere: dal più banale mangiare al più complesso lavorare, dove il grado di complessità dei desideri è proporzionale alla difficoltà della scelta e dell’apparato di limitazioni che essa comprende.
Ma il punto delle questione, metabolizzato in un momento di stasi che volevo presto rimpiazzare, non è la necessità di scegliere un diversivo (nei fatti dispersivo!) ma il suo contenuto e il suo perché: si sceglie ciò che si desidera e ci identifica - considerato la difficoltà della realizzazione meglio dire che si sceglierebbe, condizionale, sempre ciò che si desidera e che ci identifica - e questo perché fissata (o solo ipotizzata) col tempo una nostra identità saremo tanto più felici - la felicità è il fine delle nostre azioni, il loro perché, filosoficamente parlando - quanto più riusciremo a realizzarla, a portarla a compimento questa nostra identità. Quindi, stabilito cosa scelgo e perché lo scelgo, trafficando ancora con se stessi , c’è da chiedersi quali desideri e identità ci appartengono realmente, nascendo dall’anima come segni distintivi dell’io, e quali sono invece meno significative abitudini che la realtà esterna e capziosa nei suoi colossali meccanismi, ci insegna, o ci inculca, senza neanche accorgercene. Talvolta mi sembrano così scontate, così amorfe, le azioni e i pensieri che condividiamo che la realtà mi assomiglia drasticamente ad un’asta di “identità” da accalappiare in fretta per realizzarsi. Che tristezza!
L’identità è un’incognita da risolvere pian piano, attraverso l’analisi e la sintesi dei desideri, delle potenzialità innate o acquisite con l’esperienza che vanno messe a frutto perché la nostra vita abbia un’architettura specifica. Se l’insieme delle nostre attività è un surrogato della società, quasi una grazia, una misericordia concessa perché avessimo un qualcosa da fare, un qualcosa a cui pensare, un qualcosa a cui siamo stati abituati a dipendere, quasi fosse lo scopo della nostra vita…c’è da chiedersi cosa sia l’identità…
Desiderare
desiderare
prima ancora
dei pasti
dei pensieri
del mio lavoro
una misericordia
se non chiedi
sai replicare?
Grazie fatali
un parto
di bisogni
di limitazioni
e me stessa
condivisa
di identità
anonime
la Natura
s’affretta
a dimenticarsi
di sé
senza lezioni
d’amore.
Lu ©
Non si trascende la realta’ senza viverla fino in fondo
Pensieri che creano pensieri.
Chi rovista nel blog di Oz e non manca di aggiornarsi avrà letto il post intitolato Shangri-La di Angelo P.
Le parole di Grahm Bell fanno da incipit a Shangri-La : <<Non andare mai sulla strada tracciata perché ti conduce unicamente fin dove altri sono già stati>>. Come spiega Angelo P. “Bell sembra concepire la scoperta come il percorrere un terreno sempre nuovo, allo scopo di arrivare in posti vergini”. Bell esclude la possibilità di scovare nuove tracce lungo un percorso già battuto tante volte: la ricerca del nuovo deve mirare a un terreno più fertile, deve cambiare direzione per non incappare nei soliti indizi.Consideriamo l’aforisma di Bell sul piano esistenziale: se la monotonia vi dà la nausea, se persistete in uno stato d’insoddisfazione per un contesto che non dà stimoli e ha smesso di interessarvi, allora cambiate aria. Logico.
Ma nei fatti? Non è facile.
Riflettiamo. Come svincolarsi da un contesto sociale che è il risultato complessivo di tutte le nostre scelte passate, la conseguenza delle nostre azioni? Dal presente, dalle conoscenze e consapevolezze, dai doveri, dalle abitudini ed i piaceri che comprende, non ci si può svincolare seduta stante, come se fosse possibile liberarsi dell’eredità del passato e non esserne condizionati, influenzati . Anche volendo cambiare il nostro contesto sociale ci trascineremo dietro gli schemi interpretativi che deriviamo dalla nostra esperienza. Quindi, da un lato abbiamo alle spalle un passato che ha determinato il nostro presente e che risulta immodificabile perché non si può tornare indietro ad alterare le carte; dall’altro l’esigenza del nuovo, del taglio radicale, dell’episodio rivoluzionario, del cambiamento stimolante.
Attenzione: l’esistenza di una forma mentis da cui è impossibile prescindere nella ricerca del nuovo – in alternativa professiamo il lampo di genio – non esclude la ricerca stessa.
Bisogna creare servendosi dell’esperienza. Si può conciliare l’esigenza del nuovo e la difficoltà di sradicarsi da un determinato contesto mirando a un’etica produttiva, creando nel proprio intimo una nuova Shangri-La, una dimensione ideale, sovratemporale, di valori che conservano il gusto del nuovo, inalterati nella loro bellezza, eterni. Una dimensione interiore, un riparo nel quale rifugiarsi in ogni momento e rimanere a proprio agio.
Il riferimento all’esperienza è inevitabile: non si può creare un nuovo paradigma esistenziale con cui orientasi senza analizzare l’esperienza e trarne delle consapevolezze di vita.
Ma non pensiate che l’esperienza sia una sorta di galateo delle buone maniere o un dizionario dell’essere con tanto di definizioni per ogni circostanza. Per apprendere dall’esperienza, per ricavarne valori ideali, è necessario viverla in prima persona, <<viverla fino in fondo>>, sperimentare i rapporti di causa-effetto, capire la logica delle nostre azioni. Per costruire un paradigma esistenziale bisogna mettersi in gioco in prima persona, senza mediatori, essere padroni dei propri pensieri e delle proprie azioni, esserne sempre coscienti. Altrimenti, non riuscirete a identificarvi coi risultati dell’esperienza, in qualsiasi tempo.
Scrive Carlo G. Argan, storico dell’arte : <<Non si trascende la realtà senza viverla fino in fondo>>.
Concludo con un brano tratto da Siddharta, di H. Hesse, perché sia la forza comunicativa dell’arte a fondare l’importanza di un mondo ideale interiore.
"Sempre ritornava dalla bella Kamala, apprendeva l'arte dell'amore, praticava il culto del piacere, nella quale più che in ogni altra azione dare e avere si fanno una cosa sola; discorreva con lei, imparava da lei, le dava consigli, ascoltava consigli. Ella lo comprendeva ancora meglio di quanto l'avesse un tempo compreso Govinda; era più simile a lui. Una volta egli le disse: <<Tu sei come me, sei diversa dalla maggior parte delle altre persone. Tu sei Kamala, e nient'altro, e in te c'è un silenzio, un riparo nel quale puoi rifugiarti in ogni momento e rimanervi a tuo agio; anche a me succede così. Ma poche persone posseggono questa dote, sebbene tutti potrebbero averla>>.
<<Non tutti gli uomini sono intelligenti>> disse Kamala.
<<No>> disse Siddharta <<non si tratta di questo. Kamaswami è tanto intelligente quanto lo sono io, eppure non ha alcun rifugio in se stesso. Altri lo posseggono, eppure in quanto a ragione sono bambini. La maggior parte degli uomini, Kamala, sono come una foglia secca, che si libra e si rigira nell'aria e scende ondeggiando al suolo. Ma altri, pochi, sono come stelle fisse, che vanno per un loro corso preciso, e non c'è vento che li tocchi, hanno in se stessi la loro legge e il loro cammino>>."
Lucrezia F.
Il sentiero per Shangri-La
Pensieri che creano pensieri.
"Non andare mai sulla strada tracciata perché ti conduce unicamente fin dove altri sono già stati". Grahm Bell
Il pensiero di Grahm Bell, logico, condivisibile e affascinante in prima lettura, ha delle implicazioni fuorvianti e pericolose se analizzato in profondità. Bell sembra concepire la scoperta come il percorrere un terreno sempre nuovo, allo scopo di arrivare in posti vergini. Vi invito a pensare a quanti particolari, che nessuno aveva notato prima, si possono scorgere anche in una metropoli nell'ora di punta. Il cammino di Santiago è una strada percorsa giornalmente da migliaia di persone, ha per questo esaurito la sua aura di spiritualità o la sua carica simbolica? L’aforisma di Bell presuppone una visione del mondo basata sull'obiettivo, ma molti di noi danno più importanza al percorso, al viaggio fatto e non al punto di arrivo. Il come si fa un viaggio non è necessariamente legato al percorso che si segue; questo può anche essere stato tracciato da altri, ma TU lo percorri a modo tuo. E poi, quale percorso è sempre uguale a se stesso? <<Non puoi immergerti nello stesso fiume due volte>> diceva Eraclito, perché le acque di quel fiume saranno già cambiate; un suo alunno (Cratilo) era ancora più estremo e diceva: <<Non solo non puoi immergerti due volte nello stesso fiume, ma neanche una! Perché non solo il fiume è già cambiato ma anche tu sei già cambiato! Tutto è in continuo divenire>>. Pensate a quando rileggete un libro, ogni volta ne cogliete aspetti diversi, provate sensazioni differenti, lo capite in maniera diversa. Con le parole di Gadamer "Quando si comprende, si comprende diversamente". Bell sembra concepire la scoperta rivoluzionaria come unica fonte di nuova conoscenza; invece, il nuovo sapere è anche e soprattutto frutto del lento cumularsi e sedimentarsi di vecchio sapere: "Se ho visto più lontano, è perché stavo sulle spalle dei giganti" è un tributo che Isaac Newton fa ai suoi predecessori, Newton non un bibliotecario erudito qualsiasi! Certo ci vuole anche chi faccia quel salto rivoluzionario per cambiare totalmente gli schemi, i metodi, le pratiche, in una parola il paradigma esistente. E comunque non possono farlo tutti, aggiungo io: <<A volte seguire un percorso già tracciato è un bel modo di godersi il panorama, l'aria fresca, la compagnia senza dover troppo pensare a intraprendere una nuova strada con l'angoscia di perdersi, il rischio di cadere in dirupi, di fare cattivi incontri. Molto probabilmente non scoprirete una nuova Shangri-La, salvo magari averla costruita dentro di voi durante un viaggio in quel banale sentiero già battuto così tante volte>>.
Angelo P.







