Il blog di Oz
6apr/11Off

La responsabilita’ della responsabilita’


In questo scritto trovato tra le mie pagine di un novembre qualsiasi di qualche anno addietro rivedo e rivelo tutto quel desiderio di liberazione, che ancora oggi sento così forte, come forte è la mia voglia di scoperta e di esplorazione della vita e di me stesso, senza pesi, né unità di misura e di comparazione.

Quest’oggi parleremo di responsabilità e della valenza che ha appreso questa parola, così discussa e così tacitamente presente nel nostro modo di vivere e di rapportarci alla vita, agli altri e al mondo in generale: attesta le colpe, punta il dito, indica, chiede e ri-chiede, assale le coscienze, rende un po’ tutti nobili di se stessi. In seguito parleremo di una responsabilità di secondo ordine, d'ordine elevato appunto, al di sopra di tutti e di tutte le cose: la responsabilità della responsabilità, che intendo io come meta a cui ambire e verso la quale dirigerci.
Responsabilità! Tutti ne hanno una, tutti ne affibbiano una agli altri, viene fatta assumere, possedere, marchiata a ferro e a fuoco. Siamo sempre alla ricerca di un qualcuno a cui dare la colpa, su cui riversare fiumi di responsabilità. È vero! Tutti, però, abbiamo una colpa, e cioè quella di vivere in un mondo sbagliato, ingiusto e, per la maggior parte del nostro tempo, insensato; la colpa di pensare che gli altri faranno un qualcosa per cambiare la nostra situazione: a noi la soluzione difficile e radicata da trovare. Questa è la colpa! E non è purtroppo cosa da poco conto!
Verità e responsabilità si danno la mano, camminano insieme, entrambe equiparate a ristabilire un nesso perduto, un filo interrotto, che permetta al tutto di essere lineare, affinché si fili per il verso giusto, alla conquista della stima, del compiacimento degli altri, dell'orgoglio funesto e soggiacente, ma anche soggiogante delle nostre labili menti che pretendono.
Ognuno ha la sua di responsabilità, ne esistono una, due, dieci, cento. Inevitabile e innegabile! Questa, tuttavia, è la responsabilità che piega le menti e i corpi ri-curvi, sotto il peso da cui vengono sentenziati e giudicati. È la colpa che ha e non ha perdono, perché sia colpa che perdono hanno una loro responsabilità. La colpa deve mantener fede al suo lato irascibile e iracondo di disdegno, disapprovo verso una, dieci, cento azioni riprovevoli; il perdono deve assumersi il compito di purificare, nel più profondo, un strascico, un segno indelebile, una cicatrice. Le contrapposizioni dei principi a cui vanno incontro questi e tanti altri generi di sentimenti danno credito all'opinione tangibile e concreta che ovunque ciascuno di noi si volti a scrutare qualcosa o qualcuno, quel qualcosa o qualcuno medesimo è già entrato in possesso di un requisito di responsabilità, che denuncia il reo fallo di aver fatto o di non aver fatto la qualunque cosa, ahimè non sempre condivisibile dagli altri. Avete in mente come sia possibile uscire da questo stato di malessere che assale, la responsabilità che incombe, non quella banale, che rientra, oramai, nei nostri modi routinari di vivere le cose, casa, lavoro, istruzione, figli e chi ne ha più ne metta, ma quella che avvolge il tutto come un immenso involucro, una camera d'aria gigantesca, che incatena e imprigiona con dimestichezza e incauta cautela la nostra vita, i nostri modi di vivere, anche i gesti più banali e semplici?
Abbiamo bisogno di puntelli e paletti per goderci a pieno le cose, gli eventi, gli altri e la vita in quanto tale. Senza di essi cosa siamo? Basterebbe soltanto dire liberi, ma pensate che anche la libertà non abbia la sua di responsabilità? Cosa sarebbe una libertà non libera?
Oggigiorno abbiamo ormai fatto l'abitudine a chiamare le cose tutte per nome, senza dar credito al valore emotivo che se ne prova dentro; perlomeno, ho la sensazione che non corrispondano più al senso giusto voce e emozione, criterio e disciplina, senso e forma, cosicché si cade nell'errore di credere in tutto ciò che risiede solo in superficie, la mera apparenza delle cose, smarrendosi e non potendone più assumere direttamente il controllo, il resoconto finale di quello pensato e fatto.
A forza di ripetere parole su parole e le stesse parole su parole se ne è perso il significato latente; rimane quello palese e pur sempre fonte di discordie.
Il silenzio? Una fonte di verità! Il riconoscimento che nei suoi vuoti e abissi si possa trovare un eco per le nostre risposte, un gesto “ipnotico” che, fermando il tempo, ci aiuti a trovare gli spazi per le mille e infinite via della certezza, si! la nostra beneamata convinzione di aver compreso qualcosa, perché ci siamo ascoltati nelle viscere più profonde: l'essenza, verso e oltre la radice dei nostri mali e dei nostri malaugurati tormenti.
Qui, lì, ovunque sia la responsabilità, essa deve evolversi, deve diventare un tutt'uno con il vuoto stesso, cospargere le pareti dell'infinito, propagarsi, assumendo le forme più consone alla sua natura, alle sue radici di via e verità. Tutto è devoluto in dono alla vita, al mistero che regna i nostri abissali mondi, alle nostre inquietudini. Quello sarà il luogo del mistero, non quello d'oltretomba, ma quello della vita e del suo corso ininterrotto lungo l'asse dell'infinito. È il luogo di pace, amore, consapevolezza del divino.
Questa è la nostra responsabilità della responsabilità, questa una direzione tra le altre. Tutte incerte. Tutte senza risposta di ritorno, se non quella che proviene dall'assidua pratica di osservazione e riscoperta progressiva del nostro focus, dove risiede e si dipana il vero, anche lui responsabile di attenersi al vero di se stesso. Ogni descrizione è autoreferente e dal momento che si avvolge su se stessa co-partecipa alla direzione concreta da prendere, alla via sentita e suggerita dal cuore. Qua muore una parte di responsabilità e si fa spazio un'altro tipo di responsabilità d'ordine elevato: quella che oggi assumiamo per combattere la sua stessa natura. Ogni male che albeggia deve essere distrutto in maniera equa la sera del suo tramonto.
Il sole e la luna non si incontrano mai, così passano la vita a cercarsi e ad inseguirsi, e quando lo fanno è solo per pochi attimi, il buio, l'eclissi, poi via, ancora una volta.
Oggi, è bene si! queste due responsabilità così diverse e così apparentemente della stessa natura devono trovare nel silenzio e nelle viscere di ciascuno il loro incontro, dove ascoltare, comprendere, cercare, per poi andar via di nuovo a confrontarsi, perdersi, sperimentare, portandosi dietro la responsabilità di doversi incontrare, diventare un'essenza unica, come sola forma di senso e guida. Osservatori di se stessi e della propria osservazione. Veramente difficile farlo e capirlo.

22feb/11Off

Oceano mare

«Come glielo dici, ad una donna così, che tu vorresti salvarti, e ancora di più vorresti salvare lei con te, e non fare altro che salvarla, e salvarti, tutta una vita, ma non si può, ognuno ha il suo viaggio, da fare, e tra le braccia di una donna si finisce facendo strade contorte, che neanche tanto capisci tu, e al momento buono non le puoi raccontare, non hai le parole per farlo, parole che ci stiano bene, lì, tra quei baci e sulla pelle, parole giuste, non ce n'è, hai un bel cercarle in quel che sei e in quel che hai sentito, non le trovi, hanno sempre una musica sbagliata, è la musica che gli manca, lì, tra quei baci e sulla pelle, è una questione di musica.»

«Come glielo dici, a un uomo così, che adesso sono io che voglio insegnargli una cosa e tra le sue carezze voglio fargli capire che il destino non è una catena ma un volo, e se solo ancora avesse voglia davvero di vivere lo potrebbe fare, e se solo avesse voglia davvero di me potrebbe riavere mille notti come questa invece di quell'unica, orribile, a cui va incontro, solo perché lei lo aspetta, la notte orrenda, e da anni lo chiama.»

Alessandro Baricco "Oceano Mare"

26gen/11Off

Carezze al vento

Ricordi che si sovrappongono l'un l'altro nello scorgere di un attimo
Musica
e l'immagine fluttua nell'aria
Fumi e sapori
Ricordi
e poi ancora ricordi
Dolce naufragare in un tiepido mare di false incertezze
e d'intrepida realtà.

Oz ©

25dic/10Off

Natale di seconda mano

Oggi è tempo d'incendi, organizziamo presepi
Dalle stelle tu scendi e ci senti e ci vedi
Addormentati in panchina o indaffarati a far niente
Ed il freddo che arriva, ci brucia e ci spegne
Non c'è nessun segreto, nessuna novità
Non c'è nessun mistero, nessuna natività
Io ti regalo una foglia da masticare col pane
E tu una busta di vino per passare la fame
Sior capitano aiutaci ad attraversare
questo mare contro mano
Sior capitano, da destra o da sinistra non veniamo
e questa notte non abbiamo
Governo e parlamento non abbiamo e ragione
Ragione o sentimento non conosciamo
e quando capita ci arrangiamo
E ci arrangiamo
Con documenti di seconda mano
Con documenti di seconda mano

Oggi è tempo d'attesa, organizziamo qualcosa
Mentre balla sul marciapiede, la vita in rosa
Che ci guarda e sorride e non ci tocca mai
Ultimi di tutto il mondo, piccoli fiammiferai
Non c'è nessun perdono in tutta questa pietà
Non c'è nessun calore, nessuna elettricità
E oggi parlano i cani per sentirsi più buoni
Intorno al nostro fuoco cantano canzoni
Sior capitano aiutaci a attraversare
questo mare contro mano
Sior capitano, da destra o da sinistra non veniamo
e questa notte non abbiamo
Governo e parlamento non abbiamo e ragione
Ragione o sentimento non conosciamo
e quando capita ci arrangiamo
E ci arrangiamo
Con documenti di seconda mano
Con documenti di seconda mano

© F. De Gregori - Natale di seconda mano, Amore nel pomeriggio, 2001

5dic/10Off

Di oggi e di ieri

Guardava a tutto come ad una novità,
una sorpresa che arrancava nella sua vita
a contrastare ciò che era stato statico.
Si cullava e si curava di questo
e per questo stesso ne gioiva e ne soffriva.

Oz © 2003

2dic/10Off

Day’s End – Redux

(A reduced version of the) Experimental shortfilm written and directed by Marco Giuliano.

1dic/10Off

Lettera di novembre

Ciao Novembre, ultimo Novembre,
oggi mi porti Dicembre,
tra un po' mi porti Babbo Natale,
e i regali.

Quest'anno non voglio regali che siano fiori,
non voglio regali che siano allori,
voglio solo regali d'amore.

Ho fatto bene, ho fatto male,
non ho occhi per guardare,
ho solo occhi per sognare.

Sognarti arrivare da lontano
con la tua slitta piena di attenzioni
e di buone intenzioni.
Niente pacchi e regali da scartare,
non sono più piccino,
raccontami le favole di quand'ero bambino.

Ho passato un anno ad aspettare,
aspettare anche arrivare Natale
e adesso che Natale sta per arrivare
non lo voglio più guardare,
voglio solo saltarlo,
lasciarlo passare,
così che io possa tornare ad aspettare,
il prossimo anno,
che venga ancora Babbo Natale.

A Natale ci vuole gente speciale
e qualcuno da pensare,
occhi che non fanno male
e mani da riscaldare.

A Natale voglio gente con cui poter parlare
e un sogno da condividere e regalare,
e ora che mamma e papà hanno altro a cui pensare
passerò il mio Natale a lasciarlo passare,
sotto qualche buona stella
su cui poter contare,
avvolgermi,
per potermi riparare.

Oz ©

6mar/10Off

“Dicono che”

Abituati come siamo ad un movimento continuo e stressante di pensieri e parole, fermarsi un momento e non trovare da fare e da pensare può sembrare un paradosso nefasto, sconcertante, una noia nauseante a tal punto che era preferibile quella stanchezza formattata d’impegni da cui non vedevamo l’ora di disintossicarci fino ad un attimo prima di fermarci e riposare. Il panico: e che? non ho niente da fare? Allora chi con prontezza salvifica, chi dopo una lunga serie di lamentele, tutti troviamo un qualcosa da fare per impegnare questo tempo che… altrimenti che ci sta a fare?
La selezione mica è difficile, c’è sempre qualcosa che desideriamo fare e centrare come un obiettivo a cui tendere: dal più banale mangiare al più complesso lavorare, dove il grado di complessità dei desideri è proporzionale alla difficoltà della scelta e dell’apparato di limitazioni che essa comprende.
Ma il punto delle questione, metabolizzato in un momento di stasi che volevo presto rimpiazzare, non è la necessità di scegliere un diversivo (nei fatti dispersivo!) ma il suo contenuto e il suo perché: si sceglie ciò che si desidera e ci identifica - considerato la difficoltà della realizzazione meglio dire che si sceglierebbe, condizionale, sempre ciò che si desidera e che ci identifica - e questo perché fissata (o solo ipotizzata) col tempo una nostra identità saremo tanto più felici - la felicità è il fine delle nostre azioni, il loro perché, filosoficamente parlando - quanto più riusciremo a realizzarla, a portarla a compimento questa nostra identità. Quindi, stabilito cosa scelgo e perché lo scelgo, trafficando ancora con se stessi , c’è da chiedersi quali desideri e identità ci appartengono realmente, nascendo dall’anima come segni distintivi dell’io, e quali sono invece meno significative abitudini che la realtà esterna e capziosa nei suoi colossali meccanismi, ci insegna, o ci inculca, senza neanche accorgercene. Talvolta mi sembrano così scontate, così amorfe, le azioni e i pensieri che condividiamo che la realtà mi assomiglia drasticamente ad un’asta di “identità” da accalappiare in fretta per realizzarsi. Che tristezza!
L’identità è un’incognita da risolvere pian piano, attraverso l’analisi e la sintesi dei desideri, delle potenzialità innate o acquisite con l’esperienza che vanno messe a frutto perché la nostra vita abbia un’architettura specifica. Se l’insieme delle nostre attività è un surrogato della società, quasi una grazia, una misericordia concessa perché avessimo un qualcosa da fare, un qualcosa a cui pensare, un qualcosa a cui siamo stati abituati a dipendere, quasi fosse lo scopo della nostra vita…c’è da chiedersi cosa sia l’identità…

Desiderare
desiderare

prima ancora
dei pasti
dei pensieri
del mio lavoro

una misericordia

se non chiedi
sai replicare?

Grazie fatali
un parto
di bisogni
di limitazioni

e me stessa
condivisa
di identità
anonime

la Natura
s’affretta
a dimenticarsi
di sé

senza lezioni
d’amore.

Lu ©

12feb/10Off

In onda

"Ma ho capito tardi da che parte bisognava andare: dalla parte dei desideri.
Uno si aspetta che siano altre cose a salvare la gente: il dovere, l'onestà,
essere buoni, esseri giusti. No.
Sono i desideri che salvano. Sono l'unica cosa vera.
Tu stai con loro, e ti salverai.
"

Alessandro Baricco "Oceano Mare"

28gen/10Off

Into the wild

Oggi non ho che me stesso.
Pensate che sia un pretesto così misero per pensare di potermi godere a pieno la vita?

Oz ©

25gen/10Off

L’eleganza del riccio


Oggi, come qualsiasi altro giorno in cui nascondo a me il trascorrere del tempo, qualcosa cambia, poiché le vicessitudini e la necessità del nostro essere qui ed ora dettano il tempo, così inganno il ritmo con le sole uniche danze che riesco a concedermi.

Oz ©

24gen/10Off

Le strade di ieri


Se quello che cerchi si trova in fondo alla via, partendo dall'inizio di questa, vedrai che quello che hai trovato non fa più per il caso tuo.

Oz ©

24nov/09Off

Non si trascende la realta’ senza viverla fino in fondo

Pensieri che creano pensieri.

Chi rovista nel blog di Oz e non manca di aggiornarsi avrà letto il post intitolato Shangri-La di Angelo P.

0911241128Le parole di Grahm Bell fanno da incipit a Shangri-La : <<Non andare mai sulla strada tracciata perché ti conduce unicamente fin dove altri sono già stati>>. Come spiega Angelo P. “Bell sembra concepire la scoperta come il percorrere un terreno sempre nuovo, allo scopo di arrivare in posti vergini”. Bell esclude la possibilità di scovare nuove tracce lungo un percorso già battuto tante volte: la ricerca del nuovo deve mirare a un terreno più fertile, deve cambiare direzione per non incappare nei soliti indizi.Consideriamo l’aforisma di Bell sul piano esistenziale: se la monotonia vi dà la nausea, se persistete in uno stato d’insoddisfazione per un contesto che non dà stimoli e ha smesso di interessarvi, allora cambiate aria. Logico.
Ma nei fatti? Non è facile.

0911241123Riflettiamo. Come svincolarsi da un contesto sociale che è il risultato complessivo di tutte le nostre scelte passate, la conseguenza delle nostre azioni? Dal presente, dalle conoscenze e consapevolezze, dai doveri, dalle abitudini ed i piaceri che comprende, non ci si può svincolare seduta stante, come se fosse possibile liberarsi dell’eredità del passato e non esserne condizionati, influenzati . Anche volendo cambiare il nostro contesto sociale ci trascineremo dietro gli schemi interpretativi che deriviamo dalla nostra esperienza. Quindi, da un lato abbiamo alle spalle un passato che ha determinato il nostro presente e che risulta immodificabile perché non si può tornare indietro ad alterare le carte; dall’altro l’esigenza del nuovo, del taglio radicale, dell’episodio rivoluzionario, del cambiamento stimolante.

Attenzione: l’esistenza di una forma mentis da cui è impossibile prescindere nella ricerca del nuovo – in alternativa professiamo il lampo di genio – non esclude la ricerca stessa.

0911241135Bisogna creare servendosi dell’esperienza. Si può conciliare l’esigenza del nuovo e la difficoltà di sradicarsi da un determinato contesto mirando a un’etica produttiva, creando nel proprio intimo una nuova Shangri-La, una dimensione ideale, sovratemporale, di valori che conservano il gusto del nuovo, inalterati nella loro bellezza, eterni. Una dimensione interiore, un riparo nel quale rifugiarsi in ogni momento e rimanere a proprio agio.
Il riferimento all’esperienza è inevitabile:  non si può creare un nuovo paradigma esistenziale con cui orientasi senza  analizzare l’esperienza e trarne delle consapevolezze di vita.
Ma non pensiate che l’esperienza sia una sorta di galateo delle buone maniere o un dizionario dell’essere con tanto di definizioni per ogni circostanza. Per apprendere dall’esperienza, per ricavarne valori ideali, è necessario viverla in prima persona, <<viverla fino in fondo>>, sperimentare i rapporti di causa-effetto, capire la logica delle nostre azioni. Per costruire un paradigma esistenziale bisogna mettersi in gioco in prima persona, senza mediatori, essere padroni dei propri pensieri e delle proprie azioni, esserne sempre coscienti. Altrimenti, non riuscirete a identificarvi coi risultati dell’esperienza, in qualsiasi tempo.
Scrive Carlo G. Argan, storico dell’arte : <<Non si trascende la realtà senza viverla fino in fondo>>.

Concludo con un brano tratto da Siddharta, di H. Hesse, perché sia la forza comunicativa dell’arte a fondare l’importanza di un mondo ideale interiore.

"Sempre ritornava dalla bella Kamala, apprendeva l'arte dell'amore, praticava il culto del piacere, nella quale più che in ogni altra azione dare e avere si fanno una cosa sola; discorreva con lei, imparava da lei, le dava consigli, ascoltava consigli. Ella lo comprendeva ancora meglio di quanto l'avesse un tempo compreso Govinda; era più simile a lui. Una volta egli le disse: <<Tu sei come me, sei diversa dalla maggior parte delle altre persone. Tu sei Kamala, e nient'altro, e in te c'è un silenzio, un riparo nel quale puoi rifugiarti in ogni momento e rimanervi a tuo agio; anche a me succede così. Ma poche persone posseggono questa dote, sebbene tutti potrebbero averla>>.
<<Non tutti gli uomini sono intelligenti>> disse Kamala.
<<No>> disse Siddharta <<non si tratta di questo. Kamaswami è tanto intelligente quanto lo sono io, eppure non ha alcun rifugio in se stesso. Altri lo posseggono, eppure in quanto a ragione sono bambini. La maggior parte degli uomini, Kamala, sono come una foglia secca, che si libra e si rigira nell'aria e scende ondeggiando al suolo. Ma altri, pochi, sono come stelle fisse, che vanno per un loro corso preciso, e non c'è vento che li tocchi, hanno in se stessi la loro legge e il loro cammino>>
."

Lucrezia F.

19nov/09Off

Il sentiero per Shangri-La

Pensieri che creano pensieri.

"Non andare mai sulla strada tracciata perché ti conduce unicamente fin dove altri sono già stati". Grahm Bell

0911191947

Shangri-La

Il pensiero di Grahm Bell, logico, condivisibile e affascinante in prima lettura, ha delle implicazioni fuorvianti e pericolose se analizzato in profondità. Bell sembra concepire la scoperta come il percorrere un terreno sempre nuovo, allo scopo di arrivare in posti vergini. Vi invito a pensare a quanti particolari, che nessuno aveva notato prima, si possono scorgere anche in una metropoli nell'ora di punta. Il cammino di Santiago è una strada percorsa giornalmente da migliaia di persone, ha per questo esaurito la sua aura di spiritualità o la sua carica simbolica? L’aforisma di Bell presuppone una visione del mondo basata sull'obiettivo, ma molti di noi danno più importanza al percorso, al viaggio fatto e non al punto di arrivo. Il come si fa un viaggio non è necessariamente legato al percorso che si segue; questo può anche essere stato tracciato da altri, ma TU lo percorri a modo tuo. E poi, quale percorso è sempre uguale a se stesso? <<Non puoi immergerti nello stesso fiume due volte>> diceva Eraclito, perché le acque di quel fiume saranno già cambiate; un suo alunno (Cratilo) era ancora più estremo e diceva: <<Non solo non puoi immergerti due volte nello stesso fiume, ma neanche una! Perché non solo il fiume è già cambiato ma anche tu sei già cambiato! Tutto è in continuo divenire>>. Pensate a quando rileggete un libro, ogni volta ne cogliete aspetti diversi, provate sensazioni differenti, lo capite in maniera diversa. Con le parole di Gadamer "Quando si comprende, si comprende diversamente". Bell sembra concepire la scoperta rivoluzionaria come unica fonte di nuova conoscenza; invece, il nuovo sapere è anche e soprattutto frutto del lento cumularsi e sedimentarsi di vecchio sapere: "Se ho visto più lontano, è perché stavo sulle spalle dei giganti" è un tributo che Isaac Newton fa ai suoi predecessori, Newton non un bibliotecario erudito qualsiasi! Certo ci vuole anche chi faccia quel salto rivoluzionario per cambiare totalmente gli schemi, i metodi, le pratiche, in una parola il paradigma esistente. E comunque non possono farlo tutti, aggiungo io: <<A volte seguire un percorso già tracciato è un bel modo di godersi il panorama, l'aria fresca, la compagnia senza dover troppo pensare a intraprendere una nuova strada con l'angoscia di perdersi, il rischio di cadere in dirupi, di fare cattivi incontri. Molto probabilmente non scoprirete una nuova Shangri-La, salvo magari averla costruita dentro di voi durante un viaggio in quel banale sentiero già battuto così tante volte>>.

Angelo P.

15nov/09Off

Schiavi del momento

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Siamo, anche se non lo vogliamo, schiavi del momento, dei suoi colori, delle sue forme, sudditi del cielo e della terra. Perfino colui che più si rintana in se stesso, disdegnando ciò che lo circonda, costui non si rintana nello stesso modo quando piove o quando il cielo è sereno. Oscure mutazioni, forse avvertite solo nell'intimo dei sentimenti astratti, si verificano perchè piove o perchè ha smesso di piovere, perchè, senza sentirlo, abbiamo sentito il tempo.
Ognuno di noi è più di uno, è molti, è una prolissità di se stesso.

f.p. ©

aliceacconsente ©