Il blog di Oz
28ago/10Off

Cambiamenti nel sistema di costruzione

I costrutti consentono di individuare i temi ricorrenti nel corso della vita di ogni individuo. Da una parte, gli eventi dai quali scaturiscono i costrutti sono continuamente in trasformazione; dall'altra parte, la solidità e la sicurezza degli stessi rimangono pressoché inalterate. Tuttavia, anche i costrutti subiscono dei cambiamenti e alcuni individui mostrano particolare impaccio nell'individuare delle situazioni che si adattino ai loro problemi. Così, ognuno di noi è più propenso a compiere dei cambiamenti in determinate aree e in determinati momenti, che non in altri. Il problema che emerge è quello di consentire un cambiamento adatto al sistema costruttivo personale di ciascuno, sia che si mettano a confronto diversi individui, sia che i tentativi di adattamento siano fatti dallo stesso individuo.

Pertanto, Kelly richiama la nostra attenzione su certi specifici costrutti, vale a dire l'ansia, l'ostilità, la colpa, la minaccia, la paura e l'aggressività e li definisce come aspetti dei sistemi di costrutti in uno stato di cambiamento. Le definizioni sono quelle che seguono.

L'ansia è la consapevolezza che gli eventi che ci troviamo di fronte giacciono, per lo più, al di fuori dal campo di pertinenza del nostro sistema di costrutti. Così, diventiamo ansiosi quando possiamo costruire solo parzialmente gli eventi che incontriamo e quando troppe delle loro implicazioni rimangono oscure.

L'ostilità è lo sforzo continuo di ottenere delle prove a favore di una serie di previsioni sociali, di cui si è già riconosciuto il fallimento. Infatti, capita qualche volta che, se vogliamo preservare intatto il nostro sistema di costrutti, non possiamo abbandonare le costruzioni sulle quali quelle aspettative si basavano. Se ciò accadesse, potremmo ritrovarci di fronte al caos. In una posizione del genere è probabile che diventiamo ostili, costringendo gli altri a comportarsi in modo da confermare le nostre predizioni.

La colpa è la consapevolezza della rimozione del sé dalla struttura nucleare del ruolo. I costrutti nucleari del ruolo sono quelli per mezzo dei quali valutiamo gli aspetti centrali del nostro comportamento, le tematiche alle quali siamo più interessati o i modi in cui cerchiamo di anticipare le nostre direzioni e le nostre attività future.

La minaccia è la consapevolezza di un imminente e ampio cambiamento nelle strutture nucleari. Quindi, siamo minacciati quando le nostre convinzioni principali sulla natura della situazione personale, sociale e pratica vengono invalidate e il mondo, attorno a noi, sembra sul punto di divenire caotico.

La paura è, anch'essa, la consapevolezza di un imminente cambiamento nelle strutture nucleari di un individuo ed è molto simile alla minaccia; mentre questa riguarda la ristrutturazione della struttura principale, la paura riguarda una ristrutturazione incidentale, cioè occasionale ad un determinato evento.

L'aggressività è l'elaborazione attiva del proprio campo percettivo. Kelly riferisce che siamo aggressivi quando cerchiamo di verificare attivamente la validità delle nostre costruzioni, estendendo il campo delle nostre attività in nuove direzioni; quindi, tutto questo avviene quando esploriamo.

5mag/10Off

La costruzione dell’esperienza

In che modo la persona stessa considera l’esperienza? E in che modo può fare qualcosa di diverso dal reagirvi? Vediamo.
Partiamo, intanto, dal presupposto che il mondo in cui viviamo è sia in costante evoluzione, sia che la nostra esperienza è quella porzione di mondo che accade inevitabilmente a noi; quindi, l’universo esiste e l’uomo lo conosce gradualmente. In seguito, le cose che ci accadono personalmente avvengono solo quando un nostro comportamento è in relazione ad esse. Pertanto, possiamo definire l‘esperienza come la portata dei fatti che cadono entro la prospettiva di una persona, così da fare dell’esperienza stessa un insieme di eventi personalmente costruiti. Dunque, indagare l’esperienza di una persona vuol dire guardare ciò che tale persona ha in qualche modo costruito, non importa se in modo giusto o sbagliato. Conoscere le cose è un modo per lasciare che ci accadano.
La validità dei nostri costrutti personali non è garantita né dalla portata dell’esperienza, né dalla durata dell’esperienza. Se una persona non riesce a ri-costruire gli eventi, anche se essi continuano a ripetersi, avrà un’esperienza limitata. Una persona che dà gli eventi per scontati, senza cercare di gettare su di loro una  luce nuova, aggiungerà molto poco alla portata della propria esperienza, pur col passare degli anni.
Dal punto di vista della psicologia dei costrutti personali è l’apprendimento che costituisce l’esperienza. Quindi, se una persona cerca di gestire il proprio mondo nel modo, ad esempio, in cui tiene scrupolosamente in ordine i propri vestiti, scoprirà che avrà molto da fare per adattarsi alla mutevolezza degli eventi. Se il repertorio di costrutti con il quale affronta la propria quotidianità è fatto di costrutti impermeabili, sarà molto probabile che scopra che, per una notevole quantità di eventi, il suo sistema di costruzione non funziona; cercherà, così, di racchiudere l’esperienza entro gli ambiti limitati che riesce a comprendere. Invece, se una persona è pronta a percepire gli eventi in nuovi modi, potrà riuscire ad accumulare un bagaglio d’esperienza molto più in fretta. Sarà, infatti, proprio questa capacità di adattamento a fornire all’individuo una validità del suo sistema di costrutti, piuttosto che la quantità di tempo che egli effettivamente trascorre cercando, ad esempio, di schiacciare via gli eventi che gli ronzano attorno.
Infatti, una persona può avere anche un bagaglio di costrutti che comprende, come elementi nei loro contesti, altre persone; gli elementi possono comprendere specifiche parti di comportamento di altre persone. Tuttavia, quando una persona mette alla prova un tipo di costrutto del genere, non fa altro che sottoporre questo ad un processo di validazione. In tal modo, se gli amici di una persona si comporteranno come egli si aspetta, egli accumulerà, allora, prove a supporto del suo costrutto; invece, se ciò non accade, il suo costrutto non sarà in grado di fornirgli una precisa previsione degli eventi.
Non riuscire a mantenere condizioni favorevoli alla formazione di nuovi costrutti implica, in linea generale, un ritardo nella loro formazione. Dopotutto, possono verificarsi alcune condizioni specificamente sfavorevoli alla formazione di nuovi costrutti; queste riguardano la presenza di un elemento di minaccia fra tutti i dati a disposizione, a partire dai quali si verrà a formare il nuovo costrutto. Sostanzialmente, <<la minaccia è una delle caratteristiche della relazione di un costrutto con i costrutti sovraordinati, all’interno di un sistema>>. Quindi, un costrutto genera minaccia quando è esso stesso un elemento in un costrutto di ordine superiore, che, a sua volta, è incompatibile con altri costrutti di livello superiore, dai quali la persona fa dipendere la propria vita.
In linea di logica, una persona mantiene il proprio sistema di costrutti rendendolo sempre più chiaro; ciò significa, dunque, che una persona controlla il proprio sistema identificando, contemporaneamente, gli elementi che il sistema esclude e quelli che esso include. Così, quando un individuo si trova coinvolto con degli elementi incompatibili con il proprio sistema, vede queste associazioni come minacce.

3mag/10Off

La costruzione personale del proprio ruolo

Poniamo adesso l’attenzione sull’effetto di controllo che i costrutti hanno sulla persona stessa. L’aspetto a fronte del quale gli eventi sono simili è il sé. Così, il sé può essere impiegato come una cosa, un dato o un elemento nel contesto di un costrutto sovraordinato. Quando una persona inizia a usare se stessa come un dato per formare costrutti scopre che i costrutti, che forma, funzionano come controlli rigorosi del proprio comportamento; ne risente, soprattutto, il suo atteggiamento a confronto con quello di altre persone e, quindi, a influenzare il proprio comportamento è il confronto che egli vede o costruisce. Pertanto, la gran parte della vita sociale di una persona è controllata dai confronti che essa giunge a vedere fra sé e gli altri.
Uno studio sui forti cambiamenti di personalità conferma il fatto che la maggior parte dei cambiamenti radicali, che vediamo nel comportamento delle persone, non rappresentano tanto dei cambiamenti di fondo nel loro modo di affrontare la vita, ma, piuttosto, dei tentativi di spostamento entro quelle cornici rigide che, d’altra parte, forniscono gli unici indizi per comprendere le relazioni umane. La ri-costruzione della vita di una persona è un processo continuo e, di fatto, è impossibile che una persona cambi la propria posizione rispetto ad un qualche costrutto dominante il proprio ruolo, senza cambiare anche, almeno in parte, il costrutto stesso.
I processi psicologici di una persona si basano su versioni personali della realtà e le versioni personali sono nient’altro che i nostri costrutti. I costrutti personali sono, dunque, sia reali che interpretazioni dei fatti e possono essere usati come prospettive per vedere altri costrutti; occorre, però, chiarire che la realtà dei costrutti non è identica a quella degli elementi concreti che cadono nel loro contesto, poiché un costrutto non è identico a tali elementi concreti, ma li rappresenta.

12apr/10Off

I costrutti come controlli

Un uomo controlla sempre il proprio destino? Proviamo a rispondere dicendo che può controllarlo nella misura in cui riesce a sviluppare un sistema costruttivo nel quale si identifichi e che sia sufficientemente ampio per interiorizzare il mondo che gli sta intorno. Se l’individuo non riesce a identificarsi con il sistema, potrà essere in grado di prevedere gli eventi, ma avrà la sensazione di non poterli controllare; invece, se sarà in grado di sviluppare un sistema che sia in grado di “fare previsioni”, potrà esercitare il proprio controllo. Comunque, questa prospettiva si inserisce  entro il quadro dell’“alternativismo costruttivo” e non esclude, quindi, che l’uomo possa essere visto come il prodotto di forze sociali o come al “servizio” di un qualche essere supremo.
Il sistema costruttivo di una persona forma una rete di tracciati, la quale può essere considerata come un sistema di controlli, nel senso che ciascuno fornisce l’opportunità di una scelta dicotomica. A questo punto dell’esposizione, il tema chiave è che i costrutti sono “tracciati di libertà di movimento”: essendo canali a doppio senso, lasciano libera la persona che li possiede, ma, poiché la persona può muoversi solo lungo quei tracciati, essi sono dei controlli ai quali è vincolata qualunque cosa essa faccia. Inoltre, i costrutti non si limitano a quelli che possono essere espressi a parole o a quelli che possono essere comunicati in modo non verbale, poiché un gran parte del comportamento umano passa attraverso canali che non sono né simbolizzati, attraverso il linguaggio, né hanno alcun tipo di etichetta e, tuttavia, sono comunque canali e sono inclusi nella rete di dimensioni dicotomiche, in funzione della quale si struttura il mondo di una persona .
La psicologia dei costrutti personali è costruita entro una cornice di tipo razionale e, dopotutto, le sue applicazioni non riguardano solo gli aspetti razionali o cognitivi, ma, anche, gli aspetti emotivi, affettivi e conativi, aventi, cioè, a che fare con l’azione.

7apr/10Off

La natura di base dei costrutti personali

Ogni costrutto, in quanto usato da una qualunque persona, ha un ambito di pertinenza limitato. Fuori da quell’ambito, l’individuo non lo considera rilevante, ma entro l’ambito di pertinenza del costrutto vi sono rilevanti somiglianze e differenze che, insieme, vanno a formare l’essenza del costrutto stesso.
Per una persona non è possibile riuscire ad esprimere globalmente il proprio sistema costruttivo. Fra i costrutti di una persona, molti non sono esprimibili a parole, pertanto è molto difficile, per le altre persone, riuscire a coglierli e a farli propri entro i propri sistemi; allo stesso modo è parimenti difficile, per la persona stessa, riuscire a manipolarli o a farli propri entro le parti verbalizzabili del proprio sistema. Difatti, visto che i costrutti non si prestano facilmente ad essere organizzati entro le parti verbalizzabili del proprio sistema, diviene allora difficile per la persona esprimere cosa prova o cosa potrà fare in futuro vista la situazione che, in quel momento, esiste solo a parole. A volte, le espressioni verbali di una persona si presentano come una mescolanza di costrutti, che la persona stessa, potendone ascoltare la trascrizione, in circostanze e momenti diversi, si stupisce del significato delle proprie parole.
Le persone spesso esprimono i propri costrutti in modo incompleto. Teniamo sempre in mente che un costrutto è un modo a fronte del quale alcune cose sono simili e, al tempo stesso, diverse da altre. Il contesto minimo di un costrutto è dato da tre cose; infatti, non possiamo esprimere un costrutto senza coinvolgere almeno due cose tra loro simili e una terza che, per il medesimo aspetto, è diversa. Dire, ad esempio, che Anna e Alice sono “gentili” senza implicare che, da qualche parte nel mondo, vi sia qualcuno che è “non gentile” sarebbe illogico; ciò che una persona intende dicendo “gentile” può corrispondere in realtà a ciò che altri chiamerebbero “dipendente” o, forse, “debole”. Tutto questo, infatti, può essere spiegato partendo dal presupposto che i costrutti sono primariamente personali e non possono essere facilmente condivisi nella loro totalità, poiché la natura specifica del costrutto di una persona o il fatto di impiegare una terminologia particolare nell’esprimerlo possono risultare fuorvianti per l’interlocutore.
Un costrutto è, a sua volta, un’astrazione. Dicendo questo, intendiamo che esso è una proprietà attribuita ad un certo numero di eventi, in funzione della quale essi possono essere differenziati in gruppi omogenei. L’individuare tale proprietà è un atto d’astrazione, cosicché costruire eventi significa nient’altro che usare questo utile “trucco” per astrarli, così da poter attribuire loro un senso. Però, alla stessa maniera, vogliamo porre in risalto che, per comprendere i costrutti, dobbiamo concretizzarli. Così, per dare un senso agli eventi concreti dobbiamo leggerli attraverso i costrutti e per dare un senso ai costrutti dobbiamo riferirli agli eventi.

16mar/10Off

I corollari di Kelly

Corollario della costruzione: una persona anticipa gli eventi costruendone le repliche. Kelly ha sottolineato il fatto che la replica è qualcosa che emerge dalla nostra interpretazione. Ogni volta che, ad esempio, ascoltiamo un brano di musica, anche se sono stati usati strumenti differenti, se è stata cambiata la chiave, o il ritmo e così via, noi riconosciamo, tuttavia, il tema melodico replicato.

Corollario dell’individualità
: le persone differiscono l’una dall’altra nella loro costruzione degli eventi. Ognuno di noi vede la sua situazione attraverso gli occhiali del suo sistema personale di costrutti. Differiamo dagli altri nel modo in cui percepiamo e interpretiamo una situazione, in ciò che consideriamo importante rispetto ad essa, in quelle che consideriamo le sue implicazioni, nella misura in cui è chiara od oscura, minacciosa o promettente, desiderata o imposta. Questo enunciato implica, fra le molte altre cose, che quando le persone vengono considerate simili non è necessariamente perché hanno avuto le stesse esperienze, ma perché hanno dato le stesse interpretazioni alle esperienze che hanno avuto.

Corollario dell’organizzazione: ogni persona sviluppa in modo caratteristico, per la sua convenienza nell’anticipare gli eventi, un sistema di costruzione che comprende relazioni ordinali fra costrutti. Il termine “sistema” implica che i costrutti di una persona sono interconnessi. In questo caso Kelly sottolinea il fatto che la relazione è spesso di inclusione, di comprensione. Per alcune persone, ad esempio, il costrutto “jazz tradizionale” contrapposto a ”jazz moderno” può essere compreso come implicazione subordinata del costrutto “jazz buono” contrapposto a “jazz cattivo”.

Corollario della dicotomia: il sistema di costruzione di una persona è composto di un numero finito di costrutti dicotomici. Qui Kelly sostiene che è più utile considerare i costrutti come aventi due poli, uno di affermazione e uno di negazione, anziché come concetti o categorie di tipo unipolare. La maggior parte delle persone riconosce la bipolarità quando viene esplicitamente etichettata: nero contrapposto a bianco, su contrapposto a giù, simpatico contrapposto ad antipatico, concreto contrapposto ad astratto e così via.

Corollario della scelta: in un costrutto dicotomico le persone scelgono per sé quell’alternativa per mezzo della quale anticipano l’elaborazione del loro sistema. Se le persone sono occupate ad anticipare gli eventi e se lo fanno sviluppando dei sistemi di costrutti personali allora si muoveranno in quelle direzioni che per loro sembrano avere più senso, cioè le direzioni che elaborano i loro stessi sistemi ai costrutti. Kelly ha fatto notare che questa elaborazione può assumere la forma della “definizione”, confermando in miglior modo aspetti dell’esperienza già abbastanza costruiti o dell’“estensione”, allargando il campo del sistema attraverso l’esplorazione di nuove aree che sono state comprese solo in maniera molto parziale.

Corollario del campo: un costrutto è idoneo ad anticipare soltanto un numero finito di eventi. Il corollario deriva dall’affermazione originale che i costrutti sono bipolari e di numero finito. Kelly ha utilizzato il termine “fuoco di pertinenza” per indicare quelle cose con cui un costrutto è stato specificatamente sviluppato. Il campo di pertinenza comprende tutte quelle cose alle quali le persone potrebbero trovare pertinente il costrutto.

Corollario dell’esperienza: il sistema di costruzione di una persona varia a mano a mano che essa costruisce la replica degli eventi. La teoria dei costrutti personali implica che le persone si sviluppano continuamente. Un sistema di costrutti riferisce la guida di vita di una persona ed è una teoria sottoposta a continue verifiche: è il deposito di ciò che le persone hanno appreso, un enunciato dei loro intenti, i valori per cui vivono e la bandiera sotto la quale combattono. Noi modifichiamo i nostri sistemi di costrutti sulla base dell’accuratezza delle nostre anticipazioni. Qualche volta queste previsioni si dimostrano corrette, qualche volta vengono deluse o si dimostrano del tutto irrilevanti rispetto allo sviluppo degli eventi. L’ipotesi di Kelly che i sistemi di costrutti cambino rapidamente o lentamente, in rapporto all’esperienza, fa della sua psicologia una teoria essenzialmente dinamica.

Corollario della modulazione: la variazione nel sistema di costruzione di una persona è limitata dalla permeabilità dei costrutti entro il cui campo di pertinenza giacciono le varianti. La psicologia di Kelly è una psicologia del cambiamento. Egli considera una persona come una “forma di movimento” e non come un oggetto statico spinto al movimento. Il corollario della modulazione suggerisce dei parametri per il cambiamento, infatti, il costrutto “permeabile-impermeabile” si riferisce al grado in cui un costrutto può assimilare nuovi elementi all’interno del suo campo di pertinenza, generando nuove implicazioni. Sia i costrutti permeabili che quelli impermeabili sono utili in determinati contesti, ma il corollario della modulazione sottolinea come uno dei maggiori pericoli sia proprio quello di rimanere inchiodati ad una particolare decisione.

Corollario della frammentazione: una persona può impiegare, di volta in volta, una varietà di sottosistemi di costruzione che sono deduttivamente incompatibili gli uni con gli altri. Kelly fa qui riferimento ad un altro parametro di cambiamento,  sottolineando come esso non deve essere “logico” nel senso stretto del termine. Un sistema di costrutti è una gerarchia ed anche una serie di sottosistemi che hanno differenti campi di pertinenza; pertanto, possono essere tracciate delle conclusioni sulle stesse serie di eventi a livelli non direttamente coerenti gli uni con gli altri.

Corollario della comunalità: nella misura in cui una persona impiega una costruzione dell’esperienza simile a quella impiegata da un’altra, i suoi processi sono psicologicamente simili a quelli dell’altra persona. Questo è il complemento del corollario della individualità e sottolinea il fatto che le persone non sono simili né perché hanno sperimentato eventi simili, né perché manifestano all’apparenza un comportamento simile e né, ancora, perché utilizzano le stesse etichette verbali, ma le persone sono simili perché costruiscono in maniera simile e, quindi, sono simili rispetto agli eventi che per loro hanno lo stesso significato. Il suddetto corollario è, tuttavia, connesso a tematiche culturali; così, possiamo astrarre certe caratteristiche comuni, osservate in certi gruppi di individui e dare loro il nome di “culture” proprio in virtù di queste somiglianze e differenze riscontrate.

Corollario della socialità: nella misura in cui una persona costruisce i processi di costruzione di un’altra, può giocare un “ruolo” in un processo sociale che coinvolge l’altra persona. Si tratta di un corollario chiave in quanto ribadisce che l’interazione interpersonale è nei termini della comprensione reciproca. Assumere, però, che le persone  possono interagire solo quando hanno dei sistemi di costruzione simili o quando sono, in qualche senso, persone simili, è una cosa completamente diversa, poiché si può interagire e giocare per lungo tempo con un bambino anche avendo sistemi di costrutti diversi. Ognuno di noi, in base alle nostre idee sui sistemi di costrutti di altre persone, gioca con esse un ruolo in un processo sociale. Viceversa, se non riusciamo a capire le altre persone, cioè se non riusciamo a costruire la loro costruzione, allora possiamo fare delle cose a loro, ma non metterci in relazione con loro.

15mar/10Off

La struttura della teoria dei costrutti personali

La teoria è formalmente costituita da un postulato fondamentale e da undici corollari.
Postulato fondamentale: i processi di una persona sono psicologicamente canalizzati dai modi in cui essa anticipa gli eventi. La direzione del suo movimento e, pertanto, la sua motivazione, porta ad una migliore comprensione di ciò che accadrà. Questo postulato rappresenta il tentativo di Kelly di stabilire in che cosa una persona è impegnata. Egli, infatti, sostiene che una persona è impegnata a capire la sua natura e la natura del mondo e a verificare quanto questa comprensione la guida e le permette di vedere nel futuro a breve e a lungo termine. Così, il modello di persona della teoria dei costrutti personali è lo scienziato. Nel dire che tutti sono degli scienziati, Kelly non sostiene evidentemente che tutti indossino dei camici bianchi o che tutti parlino in gergo scientifico, ma che noi tutti abbiamo la nostra visione del mondo, la nostra teoria, con le nostre aspettative di ciò che accadrà in determinate situazioni e che il nostro comportamento è un continuo esperimento con la vita. Per Kelly, la scienza ha la stessa caratteristica centrale dell’arte, cioè l’immaginazione.
Questo postulato fondamentale è la risposta di Kelly al problema se sia la natura o l’educazione a determinare la nostra vita. La risposta della teoria dei costrutti personali è che reagiamo al nostro ambiente così come lo vediamo o, per dirla altrimenti, che elaboriamo la nostra natura nei termini di un mondo esterno reale. Gli obiettivi e le tematiche sono personali, ma possono essere perseguiti solo nella misura e nel modo in cui capiamo la realtà esterna.

1mar/10Off

I costrutti personali

“Supponete di aver cominciato con l’assumere che la cosa fondamentale riguardo la vita è che procede. Non è che qualcosa vi faccia procedere: il procedere è la cosa stessa. Non è che le motivazioni facciano diventare un uomo pronto a fare le cose: la prontezza è un aspetto del suo essere”.

George A. Kelly

Le persone interpretano e reinterpretano se stesse e la loro situazione. Da questo presupposto iniziale, l’intera psicologia dei costrutti personali si basa su un'idea fondamentale: <<I processi psicologici di una persona sono canalizzati dai modi in cui di volta in volta costruisce gli eventi. La concezione dell’individuo in relazione a una linea temporale, che cambia di momento in momento, probabilmente mai esattamente lo stesso da un secondo all’altro, è una visione insolita in psicologia. Essa comporta che, poiché ognuno continua a “svilupparsi” o a cambiare dal momento in cui nasce, può essere considerato come una forma di movimento>>.

Kelly, come psicologo costruttivista, che considera connessi all'esperienza gli stadi di sviluppo di ogni individuo, approccia al suo programma teorico dalla convinzione che gli essere umani debbano essere considerati, per così dire, dei “pensatori” anziché degli “organismi”, dei “computer” o delle persone limitate dalle “dinamiche inconsce”. Egli sostiene che potremmo cominciare a capire perché la gente si accosta alla vita come fa, se solo la ascoltassimo, prendendo in considerazione ciò che dice.

27feb/10Off

Il costruttivismo di Kelly

L’attualità della teoria di Kelly deriva da un presupposto filosofico definito “alternativismo costruttivo”, il quale afferma che tutte le nostre attuali interpretazioni dell’universo sono soggette a revisione o a sostituzione. In altri termini, ciò ci permette di confermare che la nostra conoscenza della realtà non si basa sulla percezione diretta e passiva di fatti dati, ma consiste in un processo attivo di costruzione e ricostruzione. D’altra parte, però, non è facile accettare a prima vista la posizione costruttivista. Il nostro senso comune sembra dirci che la realtà è là, esterna a noi, dotata di una sua propria organizzazione, di cui possiamo cogliere gli elementi e le loro relazioni attraverso gli organi di senso e la nostra capacità di astrazione.

La teoria di Kelly fa riferimento ad un sistema di costrutti personali composto di unità interrelate di discriminazione, i costrutti appunto. Questa definizione del costrutto preferisce fare riferimento ad una struttura profonda di regole astratte che si impone su una struttura superficiale cosciente.

La teoria dei costrutti personali è una teoria riflessiva che cerca di ridefinire la psicologia come psicologia delle persone trattando gli scienziati come persone e le persone come scienziati. Kelly ha affermato che una persona non è la vittima della propria autobiografia, sebbene possa far schiavo se stesso aderendo ad una visione inalterabile di ciò che questo significa per lui: è in questo modo che può fissare il suo presente.

La psicologia dei costrutti personali si occupa delle costruzioni sulle costruzioni. La psicologia diventa così una meta-scienza, ovvero un modo di dare un senso ai modi in cui le persone danno un senso al loro mondo.